E pensare che Rai Pubblicità aveva venduto gli spazi agli investitori prevedendo l’Italia ai quarti di finale dei prossimi Mondiali di calcio in Usa, Canada e Messico. Detta così può apparire un atto di fede. In realtà per le dinamiche operative del mercato pubblicitario in altre manifestazioni del genere l’Italia viene venduta in finale, per poi restituire sconti e spazi. Segno che, dopo due Mondiali mancati, voli pindarici in questa fase non se ne facevano. Il terremoto è sportivo, politico e industriale insieme. La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai Mondiali, per mano della Bosnia, investe appieno la Figc e apre una resa dei conti sul vertice federale. Il colpo più duro, sul piano istituzionale, arriva dal ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che mette nel mirino il presidente Figc, Gabriele Gravina e parla apertamente di necessità di «rifondare» il calcio italiano ripartendo da «un rinnovamento dei vertici della Figc. Se chiederò personalmente a Gravina di dimettersi? Penso di sì. Io credo che sia opportuno (per la Figc, ndr) un bel periodo di decantazione commissariale».
Una linea questa di “rinnovamento” per la Figc che, secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, è condivisa anche da Giorgia Meloni. È il segnale che la sconfitta non viene letta come un incidente tecnico, ma come l’esito di una crisi di sistema. I presidenti delle tre Leghe, dei calciatori e degli allenatori si vedranno oggi dalle 14.30 in via Allegri per fare il punto: i voti in consiglio erano (e sono) per Gravina, ma di fronte alla marea montante molti dei convocati si aspettano che sia Gravina stesso a dare un segnale.
Ma il punto è che l’uscita dai Mondiali non si ferma alla crisi di palazzo. Colpisce il conto economico del calcio italiano nel momento peggiore: l’edizione 2026 si gioca negli Stati Uniti, il mercato più ricco e più attrattivo per sponsor, broadcaster e investitori. Per la Figc il danno è immediatamente visibile. I contratti di sponsorizzazione prevedono malus significativi in caso di mancata partecipazione: da soli valgono 9,5 milioni, cui si sommano minori ricavi da merchandising e da nuove intese commerciali. A questi si aggiunge il premio Fifa di qualificazione, circa 9 milioni, che non entrerà nelle casse federali. E poi c’è il mancato potenziale dei premi sportivi legati all’avanzamento nel torneo. La stima del danno diretto supera i 50 milioni.
L’onda lunga si sposta subito sui media. Qui, secondo una stima di Wpp Media, per il mercato pubblicitario un mondiale come quello americano può valere attorno ai 90 milioni di euro. La mancata partecipazione dell’Italia può costare almeno una trentina di milioni. Ma accanto alla pubblicità diretta ci sono da considerare iniziative, sponsorizzazioni. Insomma, si va ben oltre i 100 milioni di euro fra danno sportivo e media.
In questo quadro c’è chi, come i quotidiani sportivi dalla Gazzetta dello Sport in giù, pur non essendo direttamente interessato non può che risentire a distanza dell’uscita dell’Italia dai Mondiali. Dall’altra parte ci sono i detentori dei diritti Tv. Quelli in chiaro sono andati alla Rai per 35 partite. Il costo, con l’Italia in lizza, secondo le indiscrezioni di mercato, sarebbe stato sui 120 milioni, sceso però ora a 70 senza gli azzurri. Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore sentendo varie centrali media, la Rai aveva messo in conto di prevedere un’offerta rivista stimando il 30% dei contatti in meno senza gli azzurri. L’audience, con l’Italia in gioco, era stimata a 6,9 milioni di spettatori, per scendere a 5,4 milioni senza. Insomma, pur dinanzi ai no comment comprensibili, in Rai un taglio del 20% della raccolta causato dal ko di Zenica non è peregrino. I diritti per tutta la manifestazione (104 partite) sono stati acquisiti invece da Dazn. Le indiscrezioni parlano di una trentina di milioni di esborso. Anche per il big dello sport in streaming il contraccolpo è da prevedere, ma per certi versi inferiore dal momento che non è certo per i match della Nazionale che il pubblico avrebbe pensato di far riferimento alla piattaforma.









