«Se dovessi fare una previsione, alla luce di tutto quello che è stato fatto e certificato fino ad oggi, direi che c’è almeno il 70% di possibilità che si arrivi all’applicazione industriale della tecnologia di Prometheus». A parlare in maniera così diretta è uno dei più autorevoli esperti di energia atomica in Italia, Fabio Pistella, già presidente del Cnr e direttore generale dell’Enea, l’agenzia nucleare italiana. L’occasione è l’inaugurazione della quattro giorni dedicata alla Terza via del nucleare, promossa al Kilometro Rosso di Bergamo da Prometheus, la start up che ha certificato e brevettato la tecnologia nucleare capace di ottenere un bilancio energetico positivo pari a 1,5 di energia termica, oltre a pressione e idrogeno da una reazione tra acqua, sale e elettricità. Senza emissioni nocive e senza lasciare scorie.

A ottobre scorso, dopo sei mesi di prove tecniche, la società austriaca Avl, specializzata in misure e collaudi, ha certificato i risultati e ha validato i tre elementi che fanno fare a un esperimento il salto di qualità verso l’industrializzazione: la ripetibilità, la riproducibilità e la scalabilità. «Una notizia», ha detto il direttore del dipartimento nucleare dell’Enea Alessandro Dodaro, «che ci ha convinto a sottoscrivere un accordo di programma con Prometheus per mettere a disposizione del progetto le nostre conoscenze e le nostre strutture».

Fabrizio Petrucci, amministratore delegato di Prometheus (controllata dal fondo Ground Control e partecipata dalle famiglie Bombassei e Borromeo), unica impresa audita al Consiglio economico e sociale europeo nell’ambito del dibattito sull’autonomia energetica, ha dato un calendario delle operazioni a venire: «Le tecnologie di Prometheus dedicate alla produzione di calore», ha detto a Bruxelles, «sono già pronte per la fase preindustriale e possono essere disponibili nelle nostre case entro i prossimi tre anni. Le applicazioni dual-use per la propulsione dei nostri mezzi, sia civili che militari, possono essere pronte in cinque anni».

Prometheus nasce infatti nel 2021 con lo scopo di produrre applicazioni industriali nell’ambito di una tecnologia nucleare molto dibattuta dall’accademia: la Lenr (Low energy nuclear reaction). Semplificando ai limiti della banalizzazione, una reazione nucleare che non è frutto nè di fusione nè di fissione ma che dà prova di efficacia visibile e misurata. L’accademia si interroga da anni sulla teoria, sul come e perché avviene la produzione di energia elettrica e meccanica e di idrogeno. «I risultati ci sono e ritengo scorretto che qualcuno possa contestarli», dice Pistella, cui fa eco David Nagel, professore alla George Washington University. «Se la teoria non spiega l’esperimento, è un problema della teoria. Ci sono 35 grandi scoperte della fisica che sono state spiegate dalla teoria solo in un secondo momento. Eppure esistono nei fatti, nei risultati», ribadisce Pistella.

Ma la teoria e l’accademia non sono mai stati un problema di Prometheus. «Senza nessuna contrapposizione», dice Petrucci, «noi abbiamo subito puntato all’industrializzazione del progetto e a migliorare il sistema, adattandolo alle esigenze e alle richieste che ci sono state fatte per avere delle applicazioni pratiche e strategiche». Su richiesta degli allora presidente del Consiglio Draghi e ministro della transizione ecologica Cingolani, racconta Petrucci, abbiamo eliminato dal processo tutte le materie prime non disponibili in Europa. Una decisione che ha complicato il progetto e fatto ripartire Prometheus ma in un processo più generale di ricerca dell’autonomia energetica. «Ci siamo concentrati sulla produzione del più semplice dei device, la caldaia», spiega Petrucci, «per avere meno problemi regolatori possibili e per raggiungere risultati in tempi brevi».

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