Segni di ripresa per l’industria della pelle italiana nel terzo trimestre dell’anno: secondo i dati di Confindustria Accessori Moda, la federazione che rappresenta i comparti della filiera pelle italiana, il periodo in esame si chiude con un calo dell’1,4%, una discesa più contenuta rispetto al -4,3% del secondo trimestre e al -6,4% dei primi tre mesi dell’anno. Si stima dunque che il 2025 si chiuderà in calo del 3,2%, il che porterebbe il fatturato del comparto ad appena sopra i 29 miliardi di euro.Il consuntivo 2024 si era chiuso con un fatturato di comparto appena sopra i 30 miliardi di euro (2,8 miliardi in meno rispetto al 2023, pari a una flessione dell’8,6%).
Relativamente al giudizio sull’andamento dei volumi prodotti nei primi 9 mesi dell’anno, l’Indagine Rapida Congiunturale del Centro Studi di Confindustria Accessori moda evidenzia un miglioramento rispetto alle difficoltà del momento attuale: rispetto, infatti, al primo trimestre (quando la stessa domanda era stata posta) la percentuale di indicazioni negative – allora pari al 64% – è scesa al 50%, segnalando ritmi produttivi in aumento. La dinamica trova conferma nell’indice Istat della produzione industriale, corretto per gli effetti di calendario, che per la voce Ateco CB 15 relativa alla “Fabbricazione di articoli in pelle e simili” evidenzia nei primi 9 mesi un calo dell’11,8%, meno severo rispetto al primo trimestre 2025 (-19,8%) e al primo semestre dell’anno (-13,2%).
L’export, storicamente motore fondamentale per le imprese della filiera, ha segnato nei primi 8 mesi del 2025 un valore di 16 miliardi di euro, di poco inferiore (-0,9%) a quello del 2019 pre-pandemia, ma in calo del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il trend negativo ha interessato, pur con diversa intensità, quasi tutti i settori del comparto: solo la pellicceria risulta in controtendenza, con un +9% su gennaio-agosto 2024.
L’analisi per macroarea geografica di destinazione mostra un leggero aumento dell’export verso l’Europa (+0,4% su gennaio-agosto 2024), con dinamiche contrapposte per Francia (-2,7%) e Germania (+9,5%). Segnali significativi di crescita nella top15 per gli Emirati Arabi (+21,3%) e la Turchia (+15,7%). Flessione invece (-7,5%) per gli sbocchi extra-UE: cala il Far East, con -25,1% per la Cina, -10% il Giappone e -13,4% per la Sud Corea. Tengono gli USA, almeno in valore (+2,6%).
Per quanto riguarda Russia e Ucraina, a oltre tre anni e mezzo dall’inizio del conflitto, gli andamenti divergono, con la Russia che ha visto un rallentamento nel 2025 (-17,6%) e l’Ucraina che invece prosegue un percorso di recupero, con un incremento dell’1,8%, comunque lontano dai livelli pre-conflitto, dato che evidenzia le ripercussioni della guerra sugli scambi commerciali.










