Ultimi aggiornamenti sul Pnrr, a poche settimane dalla fine del piano. Ieri a Palazzo Marino durante una commissione sono stati messi in fila i dati che dimostrerebbero le buone performance dei Comuni e delle grandi città soprattutto.
Secondo i dati della Corte dei Conti, come riportato da Francesco Monaco di Ifel-fondazione Anci, i Comuni si confermano principali soggetti attuatori sia in termini di progetti (più di 83mila), sia in termini di risorse gestite (24,5 miliardi), seguiti dalle Regioni e Province autonome (più di 35mila progetti e 19,3 miliardi) fino agli enti del sistema sanitario nazionale (poco più di 309 milioni).La città di Milano è arrivata al 95% di utilizzo dei fondi.
Come emerso durante la seduta, concluso il Pnrr l’attenzione si concentrerà tutta sui fondi europei di coesione, unico filone importante con cui Bruxelles sosterrà lo sviluppo territoriale e urbano.
Il primo gennaio 2028 partirà infatti il nuovo ciclo della programmazione europea settennale (2028-2034) e la partita è ancora aperta tra chi sostiene la necessità di un approccio centralista, e che considera gli enti locali come soggetti di spesa, e chi invece vorrebbe attribuire alle città un ruolo importante anche in fase di programmazione degli interventi, attraverso programmi territoriali dedicati e finanziariamente significativi.
La partita si gioca a Roma ma anche a Bruxelles, dove il Parlamento deve introdurre criteri vincolanti nei regolamenti (anche sulla base delle richieste del Comitato delle Regioni dell’Unione europea). «O le scelte si indirizzano anche da Bruxelles oppure si lascia piena discrezionalità a ciascuno Stato membro e quindi a ogni governo di fare con i fondi europei ciò che vuole senza alcuna regia», dice Carmine Pacente, membro del Comitato Ue delle Regioni a Bruxelles (relatore di un provvedimento sul ruolo delle città per i fondi europei di coesione).