È attesa per oggi la sentenza di primo grado del Tribunale di Genova, relativa al crollo del viadotto Morandi, avvenuto il 14 agosto del 2018. Una tragedia che ha causato 43 vittime, per la quale si conclude un processo che si è snodato in 287 udienze. Alla sbarra, in attesa delle decisioni dei giudici (Paolo Lepri – presidente – Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori), 57 imputati, tra i quali Giovanni Castellucci che, ai tempi del disastro, era amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Per gli imputati, i Pm hanno chiesto 400 anni di carcere complessivi e un’assoluzione. E la pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta proprio per l’ex ad.
Alla vigilia della sentenza, attesa con trepidazione e dolore dai parenti delle vittime, l’azienda, dopo otto anni si silenzio, ha deciso di chiedere scusa «ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani». A farlo, con una lettera di scuse anticipata ieri dal Secolo XIX e dal Corriere della Sera, è stato l’attuale ad di Aspi, Arrigo Giana, che ricopre l’incarico da aprile 2025. «Le azioni e le scelte di alcuni», scrive tra l’altro Giana, «hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità».
Giana non manca, peraltro, di sottolineare che «oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi».
Ma la replica di Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi è durissima: «Siamo sbigottiti», dice. «Oggi, dopo oltre un anno alla guida della società, l’ad chiede scusa per il passato. Le scuse dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece». Occorre che la società illustri, afferma Possetti, un «piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano», taglia corto. Occorrono sempre i fatti conseguenti».









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