Negli anni ha temuto chiusure, smantellamenti, depotenziamenti. L’agonia del 2017 e il rischio di un fermo progressivo nel 2024, con i nuovi standard ambientali fissati dall’Unione Europea per il sistema di scambio di quote di emissione (Ets). E invece il porto di Gioia Tauro ha tenuto la barra dritta, e il volume dei traffici non è mai calato, nemmeno durante il Covid e nemmeno con il blocco del Canale di Suez. Dal 2019 è un porto di transhipment da record, con 4,5 milioni di Teu movimentati nel 2025 (un dato che segnala una crescita del 14%). E stando ai volumi dei primi sei mesi, continua a confermarsi tale anche per il 2026: il più grande hub per il trasbordo di container in Italia.
«E oggi con un assetto nuovo, determinato da importanti interventi infrastrutturali – sottolinea Paolo Piacenza, neopresidente dell’ Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio -. L’obiettivo è la transizione energetica e la sostenibilità ambientale, con cui rispondiamo agli indirizzi indicati dalla normativa europea in materia di energia pulita nei trasporti, prevedendo una radicale crescita dell’infrastruttura». Che parte da un intervento fondamentale per la decarbonizzazione delle attività portuali: l’elettrificazione delle banchine.
Già concluso il primo lotto, con la realizzazione di una grande cabina elettrica e l’installazione di tre prese mobili (omologate ad una potenza di 7,5 Megawatt, estendibili a 11), lungo i primi 900 metri della banchina di Levante, destinate alle navi portacontainer in ormeggio. Ed è in fase di avvio l’elettrificazione di un nuovo tratto, per cui saliranno a cinque le prese elettriche a disposizione delle grandi navi. Investimento complessivo, oltre 100 milioni di euro, comprese altre opere infrastrutturali, come una sottostazione, un’ulteriore cabina di cold ironing e vari interventi di dragaggio. Quasi 70 milioni dal Pnrr, 5 dall’Autorità portuale, 6 dal terminalista Mct. Disponibili ulteriori 30 milioni di fondi di bilancio dell’ente, «ma confidiamo in una ridistribuzione del Pnrr», rimarca Piacenza. Per l’elettrificazione delle banchine Ro-ro (quelle per il carico e lo scarico di veicoli), invece, l’investimento è di 2,8 milioni. Necessaria anche la riqualificazione e l’adeguamento degli accosti e degli scivoli per una migliore movimentazione delle vetture. Il bando di gara è di circa 5 milioni.
A lavori conclusi, con l’annullamento integrale delle emissioni locali durante l’ormeggio, la fornitura energetica sarà pari a 160 Megawatt, tanti quanti ne servirebbero per il fabbisogno di una città di oltre 3oomila abitanti. Così il porto di Gioia Tauro sarà in grado di soddisfare le proprie esigenze operative e anche quelle del terminalista. Che intanto programma un piano di sviluppo, che comprende oltre all’elettrificazione delle gru per la movimentazione dei contenitori e il potenziamento di quelle di banchina, l’automazione di parte della gestione dei piazzali: un investimento da 60 milioni di euro in corso in esecuzione.
Più o meno tutti passaggi necessari e obbligati per allinearsi agli standard europei, che consolidano il percorso di modernizzazione del porto e ne rafforzano il ruolo: «Oggi Gioia Tauro è fra gli scali più avanzati sul fronte dell’innovazione energetica e della sostenibilità – continua il presidente dell’Autorità di sistema -. Un porto green, a tutti gli effetti, capace di rispondere alle sfide ambientali che l’Unione Europea pone al settore della logistica e dei trasporti».










