Rai ha deciso di scommettere sulla Tv “senza antenna”: quella che viaggia via Internet, che approda sulle smart Tv, gratuita per l’utente e sostenuta dalla pubblicità. Si chiamano canali “Fast” e per Viale Mazzini non sono più un esperimento tanto laterale. Certo, non si immaginano fonti di ricavo enormi né esplosive, soprattutto nella prima fase. Ma Rai Com, braccio commerciale del gruppo, guidato dall’ad Giuseppe Santo e presieduto da Claudia Mazzola, ci sta lavorando da qualche tempo. E infatti ha acceso su Samsung Tv il primo canale sulla serie “Un medico in famiglia”. Ora prepara nuovi canali monotematici su intrattenimento, documentari e, dove i diritti lo consentiranno, cinema. Prima potrebbe esserci lo start di un canale con la Lega Basket: «Nell’arco di pochi mesi dovrebbe partire», dice Santo.
La logica è semplice: sfruttare l’innovazione, ma anche mettere a reddito la memoria. «I canali Fast – spiega Santo – sono una modalità per noi di sfruttamento ulteriore di quelli che sono i contenuti della Rai. Abbiamo una library profondissima di contenuti non più attuali che, però, in questo segmento possono essere sfruttati». I costi di gestione di questi tipi di canale sono abbastanza contenuti. E sono «facilmente gestibili e facilmente anche misurabili – sottolinea l’ad di Rai Com – perché essendo su Ip sono facilmente misurabili anche sul rendimento che hanno». Se il pubblico risponde, il prodotto resta; se non funziona, si cambia il palinsesto.
La rotta non si ferma comunque ai Fast. Rai Com cerca di presidiare i territori digitali in cui la Rai può trovare nuova domanda senza cannibalizzare la Tv tradizionale. «Noi sulle nuove tecnologie stiamo cercando di stare avanti, nel senso di mettere a disposizione e testare in modo tale che l’azienda possa sfruttare le nuove tecnologie», dice Santo. L’elenco comprende Youtube, dove è partito il canale del Tg1; TikTok, con l’operazione Sanremo; Amazon Prime Video, dove Rai Com gestisce due canali con 10-12mila iscritti; e Disney+, con un’area brandizzata RaiPlay. «Per la prima volta all’interno di una piattaforma terza vi è una brandizzazione di un’area dedicata a RaiPlay».
Rai Com lavora come distributore della library: trattiene la propria quota e gira alla capogruppo la parte sui diritti. Poi restituisce anche dividendi, essendo Rai azionista unico. Nel 2025 i ricavi: 117,4 milioni, il Mol 15,4 milioni, il risultato operativo 12,6 milioni e l’utile d’esercizio 12,1 milioni. Nel triennio 2023-2025 ricavi a 363,7 milioni, il Mol a 51,4 milioni, il risultato operativo a 43,5 milioni e l’utile a 40,5 milioni. Per gli ultimi tre anni le quote al gruppo Rai più i dividendi hanno raggiunto i 255,9 milioni (80,7 milioni a valere sull’esercizio 2025). «Arriviamo con i migliori risultati di un triennio nella storia di Rai Com», dice Santo, parlando di «un periodo veramente virtuoso».
Tre le leve. La prima sono i nuovi business digitali. La seconda è l’export dei contenuti italiani: fiction, documentari, film d’archivio, canali per gli italiani all’estero. Rai Com organizza ogni anno gli Screenings, con oltre cento buyer internazionali. La terza leva sono le convenzioni con le pubbliche amministrazioni. «Abbiamo appena chiuso un importante accordo, il mese scorso, con la Sicilia. Le prossime due edizioni del Capodanno, su Rai, con l’attesa per l’arrivo del nuovo anno, saranno in Sicilia. Il primo anno è stato già definito a Palermo».










