Termovalorizzatori, primo banco di prova
L’assessore regionale all’Energia, Francesco Colianni, lega il nuovo Piano ai due termovalorizzatori di Palermo e Catania. «Stiamo cercando di far diventare una criticità storica un’opportunità – dice -. I termovalorizzatori producono energia e ci candidiamo a diventare l’hub energetico del Paese». La presentazione commissariale indica una dotazione di 800 milioni nell’ambito dell’Accordo di coesione 2021-2027. I due impianti — Palermo-Bellolampo e Catania-Pantano d’Arci — avranno una capacità complessiva di 600mila tonnellate l’anno, 300mila per ciascun impianto, e una potenza elettrica totale di 50 MWe.
Il primo banco di prova è la consegna dei Pfte, i progetti di fattibilità tecnico-economica: è prevista per il 30 aprile e dalla Regione fanno sapere che rispetteranno i termini. Dopo dovranno arrivare verifica, pareri, Valutazione di impatto ambientale, gara per l’appalto integrato, aggiudicazione, progetto esecutivo, lavori e collaudo. Il cronoprogramma punta alla messa in esercizio nel 2028, mentre l’effetto pieno sulla chiusura del ciclo viene collocato nel 2029.
Il nodo dei dati
La fotografia più aggiornata del sistema è quella del Rapporto rifiuti urbani ISPRA 2025, con dati 2024. La programmazione illustrata a Ecomed, però, è costruita sui flussi ISPRA 2023: 2,153 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, 957.709 tonnellate di indifferenziato e 1.188.879 tonnellate di raccolta differenziata. Nel 2024 la raccolta differenziata nazionale arriva al 67,7%, mentre la Sicilia resta al 55,5%, ancora sotto l’obiettivo del 65%. Dentro il dato regionale pesa soprattutto il ritardo delle grandi città. Legambiente indica Palermo al 17,31% e Catania al 33,55%: due zavorre decisive per saturazione delle discariche ed export dei rifiuti.
La prova sarà nei cantieri
Il Piano segna un cambio di fase, ma il passaggio dalla programmazione alla realizzazione resta il vero banco di prova. La Sicilia annuncia piattaforme, recupero di materia, Css, termovalorizzatori e discariche residuali. La realtà, però, consegna ancora un sistema fragile, esposto ai colli di bottiglia di Lentini, alla necessità di ampliare Bellolampo e alla debolezza della raccolta nelle aree metropolitane.










