I rincari delle bollette energetiche arrivano al 50% e oltre. Il caro energia impatta sul terziario, sulle attività turistiche con extra costi che fanno perdere competitività e marginalità al comparto. Secondo l’Osservatorio Confimprenditori il conto più salato è quello che pagano gli alberghi: per una struttura tipo da 45 camere, la spesa energetica del trimestre estivo è passata da 8.250 a 12.250 euro, con un aggravio di 4mila euro, pari al 48,5%. Non va meglio per la ristorazione, dove l’utilizzo continuo di cucine elettriche, celle frigorifere e impianti di climatizzazione ha fatto salire la spesa trimestrale da 2.100 a circa 3.100 euro: mille euro in più, pari al 47,6%. Più contenuto, ma significativo, l’impatto sugli stabilimenti balneari, con rincari compresi tra il 35% e il 40%.
Un balzo dei costi che spinge Confimprenditori a chiedere al Governo un intervento immediato. Da qui la richiesta dell’introduzione di un credito d’imposta sulle spese energetiche delle imprese turistiche, pari ad almeno il 30% degli extracosti sostenuti nel trimestre giugno-agosto 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, sul modello dei crediti d’imposta energetici già utilizzati in passato. Confimprenditori sollecita quindi il Governo ad aprire un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per definire tempi, criteri e modalità di attuazione della misura e inserirla nella prossima legge di bilancio.
«Le imprese del turismo stanno sostenendo un aggravio di costi che non è sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi del gas sui mercati europei – dichiara Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori -. Lo Stato, attraverso l’Iva e le partecipazioni nelle grandi aziende energetiche, beneficia a sua volta dell’aumento della spesa sostenuta da famiglie e imprese. Per questo chiediamo un intervento immediato: un credito d’imposta che restituisca ossigeno ad alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, prima che i rincari si scarichino sui prezzi al consumo o, peggio, mettano a rischio la tenuta delle imprese più piccole».
La misura dovrebbe scattare in presenza di un incremento del prezzo medio dell’energia superiore al 30% su base annua, una soglia che, secondo l’associazione, risulta ampiamente superata alla luce dei rincari registrati nei mesi estivi. Confimprenditori sollecita quindi il Governo ad aprire un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per definire tempi, criteri e modalità di attuazione della misura e inserirla nella prossima legge di bilancio.
«Non possiamo chiedere alle imprese turistiche di assorbire da sole aumenti di questa portata – continua Ruvolo -. Il turismo è uno dei motori dell’economia italiana e non possiamo permettere che una nuova emergenza energetica finisca per comprimere margini, investimenti e occupazione proprio nel momento in cui il settore sta affrontando una stagione di forte domanda».