La fine della spinta del Pnrr presenta il conto alla filiera delle Tlc. A pagare dazio, in questo caso, è Sirti Telco Infrastructures, la società del gruppo Sirti attiva nella progettazione, realizzazione e manutenzione delle reti di telecomunicazione. Per la controllata di Pillarstone si tratta di 430 esuberi e altri 190 lavoratori in somministrazione destinati a uscire alla scadenza dei contratti. In tutto 620 persone: quasi un quarto della forza occupata. Il conto della frenata dei cantieri arriva così su una delle aziende che le reti italiane le costruiscono e le tengono in funzione.
Questi sono i numeri comunicati ieri dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm, in un incontro pianificato da tempo e anticipato dal Sole 24 Ore del 23 ottobre. L’azienda avrebbe detto di voler aprire a metà mese una procedura di licenziamento collettivo. Il sottostante è un fatturato 2027 atteso in calo di oltre 200 milioni di euro, con indice puntato sulla conclusione delle attività legate al Pnrr.
I tagli attraversano la struttura: circa 135 operatori sul campo, 45 addetti alla logistica, 50 nelle funzioni di staff e 195 nella catena di controllo delle attività operative. Per conoscere la mappa territoriale bisognerà attendere la lettera di apertura della procedura. Per i somministrati, invece, le uscite procederanno con le scadenze contrattuali.
I sindacati sono ora sul piede di guerra e proveranno a fermare la procedura prima che parta. Uno sciopero di quattro ore è stato previsto per lunedì 16 novembre, mentre già da ieri è partita la richiesta di far approdare il dossier al Mimit. Sul tavolo c’è la richiesta di un piano industriale per Sirti Telco – 43 milioni di Ebitda nel 2025 (su un totale, a livello consolidato, di quasi 61 milioni di Ebitda) a fronte di circa 730 milioni di volume d’affari (su un totale, a livello consolidato, di quasi 980 milioni) – e un confronto sul futuro di Sirti Digital. Il tutto chiedendo al Ministero di intervenire sui nodi strutturali del settore, fra cui gare al massimo ribasso e politiche dei committenti ritenute poco attente alla sostenibilità della filiera.