I dispositivi wearable di EssilorLuxottica saranno prodotti anche nello storico sito di Agordo, in provincia di Belluno. La multinazionale dell’occhialeria, guidata dal presidente e ceo Francesco Milleri, ha annunciato con i sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) l’introduzione in via sperimentale delle prime linee produttive per la realizzazione di dispositivi wearable in Italia a partire dalla seconda parte dell’anno. Come spiega Milleri, «portare la produzione dei nostri dispositivi wearable anche in Italia, a partire dallo stabilimento di Agordo, è una scelta strategica e industriale di grande valore per il gruppo e per il territorio. È un progetto ambizioso, che richiede competenze, una filiera solida e un ecosistema capaci di sostenere innovazione, qualità e rapidità di esecuzione». «Siamo convinti che questa scommessa si può vincere solo attraverso una forte sinergia tra tutte le parti coinvolte, azienda, persone, organizzazioni sindacali e istituzioni, per costruire intorno ai nostri stabilimenti un sistema integrato che metta a fattor comune tecnologie, talenti e supply chain, rafforzando ulteriormente la nostra leadership in un settore ad altissimo potenziale», continua Milleri. Per la multinazionale, l’Italia oltre a diventare ancora di più hub produttivo per prodotti ad elevato contenuto tecnologico come i wearable, lo è anche per la ricerca, con l’ampliamento del laboratorio smart glasses in collaborazione con il Politecnico di Milano (si veda ilSole24Ore del 7 maggio).

Nei prossimi mesi apriranno i cantieri per convertire una linea produttiva dello stabilimento veneto ed entro l’inizio del 2027 sarà avviata un’intera area produttiva per le nuove attività industriali. In una nota congiunta, azienda e sindacati spiegano che l’investimento in impianti, macchinari e persone per realizzare la sperimentazione si inserisce all’interno del percorso avviato dal Gruppo e dalle Organizzazioni Sindacali con il Contratto integrativo aziendale (CIA) e con il successivo accordo programmatico dello scorso settembre, il cui obiettivo è sostenere lo sviluppo e la competitività delle fabbriche italiane e rafforzare un modello industriale fondato su qualità, innovazione e valorizzazione del Made in Italy. Per la multinazionale la collaborazione con i sindacati è essenziale per garantire l’efficienza della piattaforma produttiva e la sostenibilità dell’investimento nel tempo. Marco Falcinelli, Sebastiano Tripoli e Daniela Piras, segretari generali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil dicono che «si tratta di una scelta che conferma come innovazione, ricerca e manifattura avanzata possano e debbano trovare spazio nel nostro Paese. La sfida ora è accompagnare questa transizione con investimenti continui sulle persone, sulla formazione e sulla qualità del lavoro, affinché lo sviluppo tecnologico produca crescita industriale e sociale per tutto il territorio». I segretari nazionali Sonia Tosoni di Filctem Cgil, Raffaele Salvatoni e Ivano Dalla Brea di Femca Cisl e Livia Raffaglio di Uiltec Uil parlano di «un segnale importante contro le logiche di delocalizzazione e a favore di una politica industriale che rimetta al centro il lavoro, le competenze e la capacità manifatturiera del nostro Paese, consolidando il ruolo strategico degli stabilimenti italiani del Gruppo. Continueremo a sostenere un modello di sviluppo che coniughi innovazione, occupazione stabile, partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori e rafforzamento del tessuto produttivo nazionale».

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