E’ stata totale l’adesione allo sciopero proclamato ieri, 11 marzo, allo stabilimento Peg Perego di San Donà di Piave, Venezia.
La vertenza
«A seguito della comunicazione data alle organizzazioni sindacali e alle Rsu dalla direzione aziendale lo scorso 10 marzo, riteniamo inaccettabile la decisione di trasferire tutto il reparto montaggio nonostante le affermazioni fatte recentemente al tavolo ministeriale del 3 febbraio, dove la proprietà si era impegnata a dar continuità occupazionale nei due siti italiani di Arcore e appunto San Donà», fanno sapere Fim Cisl e Fiom Cgil. «A seguito di questa scellerata decisione siamo a promuovere lo stato di agitazione nello stabilimento di San Donà di Piave. Dopo lo sciopero effettuato, un pacchetto di ulteriori otto ore è a disposizione e le modalità verranno definite di giorno in giorno».
Spiega Riccardo Montagner della Fim Cisl Venezia: «Nel silenzio più assordante si sta procedendo praticamente alla chiusura di un’azienda storica del territorio del Veneto Orientale come Peg Perego. La sua crisi è ben nota da diversi anni e sta arrivando a un bruttissimo epilogo. La doccia fredda è arrivata ed è venuto meno l’impegno di tenere lo stabilimento di San Donà di Piave attivo, impegno preso anche nei due incontri avvenuti di fronte al Ministero del Lavoro. Lo stato d’animo delle lavoratrici e dei lavoratori ormai è di mancanza totale di fiducia nei confronti della proprietà e molta stanchezza per il perdurare continuo di questa situazione».
Le prossime tappe
Intanto è arrivata la conferma da parte del Ministero del Lavoro di una urgente convocazione nel più breve tempo possibile: «Mercoledì 11 marzo abbiamo fatto l’assemblea fuori l’azienda e per questa settimana abbiamo proclamato lo sciopero. Dalla prossima settimana invece sarà fatto a singhiozzo durante l’orario di lavoro e questo proseguirà finché non ci saranno novità. Per noi l’obiettivo è tenere le linee produttive qui nello stabilimento e nulla deve essere assolutamente spostato».
L’azienda ha comunicato la volontà di trasferire definitivamente tutte le linee di montaggio, che ad oggi occupano circa 35 lavoratrici e lavoratori, entro giugno e verso lo stabilimento di Arcore, in provincia di Monza Brianza.








