Quando fu pubblicato, nel 1899, Skönhet för alla, (“Bellezza per tutti”) ebbe un enorme successo, in Scandinavia ma non solo: in quel libro l’intellettuale svedese Ellen Key rifletteva su come sarebbero dovute essere progettate le abitazioni moderne, con spazi luminosi, funzionali, arredi belli e utili, con un numero limitato di oggetti di cui prendersi cura per non limitare la libertà delle donne. Oggi la Svenska Slöjdföreningen, la Società svedese per il Design Industriale, la cui storia inizia nel 1845, nel suo sito web definisce il design come «un processo lavorativo che adotta la prospettiva dell’utente e si sviluppa in base alle sue esigenze». Questo lungo filo che unisce visione estetica e se vogliamo anche politica, passa dal successo planetario di Ikea e arriva fino ad Arket, il marchio più giovane del gruppo (svedese) H&M: nato nel 2017, presente in Europa, Cina e Corea, è guidato dalla managing director Pernilla Wohlfahrt, forte di una lunga carriera nel gruppo, del quale è stata anche responsabile del design e direttrice creativa.

Pernilla Wohlfahrt, managing director di Arket

Wohlfahrt si trova a Roma per l’inaugurazione del primo negozio in città di Arket, il secondo in Italia dopo quello aperto nel 2024 a Milano, nello storico edificio Medelan di piazza Cordusio. Per il suo arrivo nella capitale Arket ha scelto un altro palazzo storico di via Frattina, a due passi da via Condotti e piazza di Spagna: «Il mercato italiano sta andando molto bene, e ne sono felice perché la clientela ha un senso della moda molto sviluppato ed esigente – spiega -. Certo, nei centri storici di città come Milano e Roma è complesso trovare una location con gli spazi adatti per raccontare tutti gli aspetti del nostro marchio. Roma in questo senso è peculiare quanto bella. Certamente stiamo cercando spazi anche in altre città italiane. Prima di aprire un negozio, però, valutiamo sempre i dati che provengono dal nostro e-commerce (disponibile in 70 Paesi, ndr), che ci consentono di capire dove si trova la nostra clientela e cosa preferisce, e cosa si aspetterebbe dunque di trovare in un nostro punto vendita fisico».

Come a Milano, lo store romano è un inno architettonico al modernismo svedese, con spazi essenziali e ariosi: «Lo store di Milano è di circa mille metri quadri, questo è di 665, ma sono molto simili – aggiunge la manager -. Tuttavia ci piace sempre interpretare il luogo dove siamo: in questo caso, per esempio, il nostro team di designer ha fatto realizzare una scala di raccordo fra i piani in marmo rosso Levanto, molto usato dagli antichi Romani».

Look Arket PE 2026

Le collezioni donna, uomo, kids e home, dal design di sofisticata essenzialità firmato dalla direttrice creativa Ella Soccorsi, raccontano anche un altro aspetto della formula di Arket, che supporta e promuove lo slow living, il benessere, un approccio gentile al vivere e al consumare: «Abbiamo appena rilanciato la linea Activewear, con cui avevamo debuttato nel 2017, perché c’è molta richiesta – nota Pernilla -. Ormai anche quando ci si allena si desidera essere ben vestiti, è anche questo un modo per prendersi cura di sé. È un concetto che ci sta molto a cuore, come quello di sostenibilità, intesa in senso ampio. I nostri stili sono senza tempo, senza stagionalità precise. Lavoriamo con materiali di più alta qualità possibile, per estendere la vita delle nostre creazioni e renderle possibilmente anche più belle con il tempo. Preferiamo quando possibile usare tessuti monofibra (il 75% delle fibre impiegate da Arket sono cotone e lana, solo il 10% sintetiche e il poliestere dal 2025 è interamente da riciclo, come si legge nel report 2025 del gruppo H&M, ndr), e offriamo servizi di raccolta usato, noleggio per i capi kids, riparazione e resale online».

L’ambizione di Arket è anche collocarsi accanto a Cos come marchio più elevato del gruppo, seguendo la contemporanea e sapiente evoluzione del fast fashion per intercettare quella ampia fascia di clientela attenta allo stile, ma anche al budget, che è stata progressivamente dimenticata da molti marchi di moda, rivelata dalla sequela di designer provenienti dalla moda “alta” e oggi creativi per marchi come Uniqlo (Clare Waight Keller) e Zara (John Galliano). Il successo di questa strategia è confermato da quello di Arket: anche se H&M non diffonde i ricavi per i suoi singoli marchi, sempre nel bilancio 2025 si legge che Arket è quello ad avere aperto più negozi, ben 13, a fronte dei 117 chiusi da H&M.

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