Dopo la prima procedura per gli esodi incentivati andata a buon fine con 220 uscite, Tiscali avvia quella per il licenziamento collettivo di 180 persone su un totale di 729 dipendenti. Si tratta della seconda fase del piano che riguarda la compagnia di telecomunicazioni fondata a Cagliari da Renato Soru negli anni 90 e oggi con altre sedi a Bari, Taranto, Roma.
Una misura necessaria, quella dell’alleggerimento dell’organico, finalizzata alla composizione della crisi e quindi alla cessione del ramo d’azienda.
La decisione del Cda
«Il 1 marzo il Consiglio di amministrazione della controllante Tesselis – scrive l’azienda nella nota inviata a Unindustria – ha accettato un’offerta vincolate per la valorizzazione del ramo d’azienda B2C dei marchi Tiscali e Linkem». Un’operazione realizzata tramite affitto di ramo d’azienda finalizzato al successivo acquisto. Allo stesso tempo c’è stato il deposito alla Camera di commercio dell’istanza di avvio della procedura di composizione negoziata della crisi. Proprio questi fatti hanno determinato un mutamento dello scenario aziendale.
180 esuberi
Da qui l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 180 lavoratori su un organico complessivo di 729 dipendenti «adottando come unico criterio di individuazione la non opposizione al licenziamento». Il numero più grosso riguarda Cagliari dove gli esuberi interessano 8 quadri, 62 impiegati e 11 giornalisti. Poi Taranto con 73 impiegati. A seguire Roma con 2 quadri, 10 impiegati e 1 giornalista. Bari, 10 impiegati e 2 quadri, infine Milano con 1 quadro. Ora si apre la nuova fase che prevede una serie di incontri entro 15 giorni per presentare le diverse opzioni.
La nuova procedura
«Per questa seconda fase l’azienda ha avanzato la richiesta di aprire una nuova procedura per l’esodo incentivato che noi – sottolinea Tonino Ortega, segretario della Uilcom – non abbiamo sottoscritto perché abbiamo ritenuto le richieste irricevibili. Ci siamo fermati su questo punto e ora rimane sul tavolo la questione della non opposizione». Che tradotto, come sottolinea Ortega, significa: «L’azienda procederà in maniera unilaterale convocando i lavoratori e facendo le proposte per l’esodo incentivato». La procedura porta una novità: tra gli esuberi ci sono anche i 12 giornalisti in carico all’azienda di telecomunicazioni. E, in attesa che le procedure vadano avanti, restano i dubbi dei sindacati che tengono alto il livello di attenzione. «Siamo fortemente preoccupati per il futuro di un’azienda che ha un peso importante sul piano occupazione e professionale in Sardegna – dice ancora Ortega – aspettiamo ora che termini questa procedura e si chiuda poi l’affitto del ramo d’azienda. Solo con la chiusura di questi passaggi si può pensare al futuro».









