Quello tra vino e ristorazione è un binomio virtuoso. Il fatturato del vino nel settore horeca ammonta infatti a 12 miliardi di euro (contro i 3,2 della grande distribuzione), numero che rappresenta una fetta rilevante del valore aggiunto del settore vino che ammonta in totale a 59,3 miliardi.
Bar e ristoranti sono quindi, di gran lunga, il canale di vendita più performante per i produttori di vino. Ma il vino è molto importante anche nella dinamica della ristorazione visto che le vendite rappresentano oltre un quinto del giro d’affari totale. Il peso del vino sullo scontrino medio al ristorante ammonta al 21% con punte di oltre il 30%. Cifre di grande rilievo e che illustrano meglio delle parole quanto il rapporto tra vino e ristorazione non possa fare a meno di una regìa coordinata.
È il ragionamento alla base del protocollo d’intesa siglato a Vinitaly dall’Unione italiana vini e dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e che come step d’esordio prevede il varo di un Osservatorio Fipe-Uiv su “Vino & Ristorazione”.
«Al mondo del vino italiano – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – mancava uno strumento che consentisse di esplorare meglio le dinamiche con la ristorazione, un binomio che ha fatto la fortuna della cucina e del vino italiano nel mondo. Ora è giunto il momento di fare leva su questa sinergia per fare crescere i nostri settori, a partire dalla comprensione reciproca. In questo primo report è già emersa la necessità di lavorare per meglio trasferire l’innovazione di prodotto che il vino esprime – ha concluso – ma possiamo e dobbiamo sicuramente fare squadra per ascoltare davvero i consumatori».
«Il vino è elemento strategico dell’offerta della ristorazione italiana – ha aggiunto il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani – sia sul piano economico che culturale, perché contribuisce a definire l’identità e la qualità dell’esperienza per il cliente. Infatti, non c’è piena convivialità senza l’accompagnamento del pasto con un buon vino. I dati dell’Osservatorio evidenziano però la necessità di investire di più in formazione e comunicazione, a partire dalle carte dei vini da migliorare negli assortimenti proposti».









