Il payoff di Freddy – The art of movement – non esprime solo la vicinanza al mondo dello sport, ma anche la stessa filosofia dell’azienda, fondata 50 anni da Carlo Freddi, ancora oggi solidamente alla guida: la capacità di interpretare i movimenti, le evoluzioni, del mercato, della tecnologia e dello stile dell’abbigliamento sportivo.
Nata nel 1976 a Chiavari, dove ha ancora la sua sede, Freddy conobbe la sua prima, grande espansione quando colse il boom dell’aerobica negli anni 80: «Le palestre, prima mondo quasi esclusivamente maschile, si aprivano per la prima volta alle donne. E noi, con le nostre creazioni che già univano tecnica e stile, eravamo nel posto giusto al momento giusto», racconta Carlo Freddi, che con la sua abilità di osservatore ha colto un altro segmento in veloce espansione, sul quale infatti Freddy sta puntando.
«Abbiamo creato una nuova divisione dedicata al teamwear, servendo direttamente le società sportive, con cui realizzeremo le divise per la Federazione Ginnastica d’Italia, con la quale abbiamo una partnership dal 2002, recentemente rinnovata, e la Federazione Italiana Pallavolo – spiega –. Il mondo dello sport ha una grandissima potenzialità, il numero di palestre sta aumentando, i giovani stanno riscoprendo questi spazi e il prendersi cura del corpo sia dal punto di vista estetico sia da quello della salute». Di questa strategia fa parte anche la recente acquisizione di Sigoa, azienda di Lissone (Monza-Brianza) specializzata nella produzione di body di alta qualità per la ginnastica artistica maschile e femminile, nota per la capacità di coniugare stile e performance: «Si tratta di creazioni sartoriali, impreziosite da ricami, cristalli, che noi facevamo fatica a produrre ma che rappresentano una nicchia molto promettente, soprattutto all’estero, e che ci interessava presidiare», prosegue l’imprenditore.
Freddy è apprezzata inoltre per la sua propensione alla ricerca e all’innovazione, che in questi 50 anni ha generato diversi brevetti, come quello del pantalone Wr.Up, un grande successo “lifestyle”: «Il tema della vestibilità è cruciale – nota Freddi –. Noi abbiamo un grande know how in questo senso e il mercato lo riconosce. In marzo abbiamo avuto l’approvazione di un nuovo brevetto internazionale, sempre legato al pantalone, che è il nostro prodotto core: due bande realizzate in uno speciale silicone impediranno che scendano, come spesso purtroppo accade dopo esercizi particolarmente complessi. E nel 2027 lanceremo anche una nuova tecnologia seamless, per prodotti senza cuciture, ma solo termosaldature, che crediamo potranno essere molto utili agli atleti».
Le creazioni della divisione teamwear, come le altre, nascono nell’ufficio stile ospitato in una villa quattrocentesca sulle colline di Verona, per poi essere realizzate interamente in Italia: «Nel nostro settore a farlo direi che siamo rimasti gli unici – spiega l’imprenditore –. Certo, l’abbigliamento sportivo in generale e in senso stretto, tradizionale, ha perso mercato, ma la nostra formula, legata ancor più strettamente allo sport, funziona, anche perché lavoriamo molto sulla costruzione di una nostra community. La competizione non si fa solo con i prezzi, ma anche e soprattutto con la sostanza dei prodotti. Con un fatturato oggi di circa 30 milioni, prevediamo una crescita del 7%. Siamo presenti in 50 Paesi, l’Italia resta il primo mercato e ne stiamo riorganizzando altri che risentono di più della crisi, come gli Stati Uniti. E stiamo valutando anche l’acquisizione di altre società di prestigio del nostro mondo, che possano arricchire la nostra storia e la nostra visione».










