A prima vista sembra quasi un cantiere creativo. Pareti volutamente imperfette, travi in legno riportate alla luce, dettagli lasciati grezzi e una sensazione che spiazza chi entra per la prima volta. Eppure è proprio questo l’effetto che i fondatori di Avau volevano ottenere. La prima boutique del marchio, inaugurata in via Fiori Chiari 7 a Milano, nasce per rompere le regole della profumeria tradizionale e raccontare qualcosa di diverso: una storia di famiglia, autenticità e italianità. Dietro il progetto ci sono Leonardo, Carolina e Caterina Catalani, tre fratelli che hanno trasformato una passione coltivata fin dall’infanzia un in un brand di profumeria artistica già capace di attirare l’attenzione internazionale. Del resto era già scritto nel loro DNA: il nonno aveva una farmacia all’interno del Vaticano negli anni ’80 e i genitori hanno fondato nel 1998 Finmark, un’azienda italiana, specializzata nell’importazione e distribuzione di alta cosmesi e profumeria di nicchia. Inserita da Forbes tra le 100 startup più promettenti del 2025, Avau compie oggi un nuovo passo nel proprio percorso di crescita scegliendo Milano per inaugurare la sua prima boutique monomarca. Un luogo che va oltre il concetto di negozio per diventare uno spazio di incontro, condivisione e narrazione.

«Avevamo bisogno di un palcoscenico che ci permettesse di trasmettere l’autenticità e la storia di famiglia alle persone che vogliono venire a conoscerci», spiega Leonardo Catalani, direttore creativo del brand. «Una necessità diventata sempre più evidente con la crescita del marchio, già presente in oltre sessanta punti vendita italiani e recentemente approdato anche all’estero, con aperture in Francia, nei Paesi Baltici e a Malta».

Una boutique che va controcorrente

I profumi Avau aprono a Milano

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Chi entra nello spazio milanese, realizzato da Crosby Studios, uno degli studi più apprezzati e influenti del momento nel settore del design e dell’architettura, si trova davanti a qualcosa di molto diverso dall’immagine classica della profumeria contemporanea. Niente superfici lucide, nessun marmo immacolato, nessun ambiente costruito per comunicare perfezione. Al contrario, il negozio mostra apertamente le sue imperfezioni. Una scelta voluta e condivisa dai tre fratelli.

«Molti clienti, entrando per la prima volta, restano spiazzati», racconta Carolina Catalani, che segue la direzione strategica del brand. «Ma è esattamente la reazione che volevamo suscitare. Non abbiamo cercato la perfezione né uno spazio completamente finito: abbiamo scelto di mantenere alcuni elementi volutamente grezzi perché Avau è una realtà giovane, ancora in evoluzione. Questa boutique racconta il nostro percorso e la nostra crescita. Chi entra oggi non trova soltanto un negozio, ma diventa parte di una storia che stiamo costruendo giorno dopo giorno insieme alle persone che ci seguono».

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