La forbice fra reddito e costo della casa a Milano si amplia sempre di più, gli affitti brevi aumentano in modo esponenziale (considerando le varie tipologie, come gli affitti transitori) e per vivere a Milano uno stipendio medio non basta più. Questo è il quadro impietoso sulla capitale economica del Paese, messo in luce dal terzo rapporto Oca (osservatorio casa abbordabile), realizzato da Politecnico di Milano, Ccl e Lum. Evidentemente la dinamica milanese è simile a quella di altre capitali europee e non solo. Tuttavia altrove, sottolinea Massimo Bricocoli, professore di Urbanistica al Politecnico, «si è cominciato ad attuare politiche per invertire la tendenza». Esempi alla mano: Parigi, Barcellona e New York stanno riflettendo sulla distorsione di un mercato che vede nelle case un asset finanziario e non più un luogo dove abitare. «È il principale problema, quello che davvero fa aumentare i costi. Milano potrebbe intervenire come hanno fatto altri comuni, anche se certamente è una riflessione da fare insieme a quella dei poteri che in prospettiva la città metropolitana potrebbe avere e ancora non ha», insiste Bricocoli. Rincara la dose Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio cooperative lavoratori di Milano: «Senza una politica abitativa le città muoiono, e con loro il tessuto economico. Se si respingono fasce di lavoratori fuori dalla città, non ci saranno più nemmeno i servizi».
Grande tema dibattuto. A Milano la risposta è spesso stata: la soluzione è andare a vivere nell’hinterland. Ma il report dimostra che anche le aree limitrofe hanno ormai prezzi non raggiungibili per gli stipendi medi e bassi «per colpa di una politica sul canone concordato sbagliato fatto negli anni passati», dicono Bricocoli e Maggioni, e che il pendolarismo aggiunge costi da sostenere.
Vediamo i numeri, riferiti al 2024 nella ricerca ma che rispecchiano una tendenza ancora attuale. I prezzi di compravendita immobiliare nel 2024 sono cresciuti dell’8,5% rispetto all’anno precedente; i canoni di locazione hanno segnato un +6,5%, ma i salari medi aumentano solo del 4,2%, al di sotto dell’inflazione. Per i redditi medio bassi la crescita è ancora più ridotta, pari al 3,7%; per gli impiegati è del 2,7 percento. Il problema è che tutte queste fasce rappresentano l’85% dei dipendenti privati della città. Chiaro segno che Milano non è una città per chi lavora, sottolinea il rapporto.
Inoltre da sottolineare che in cinque anni, dal 2020 al 2024, la quota di affitti a lungo termine passa dal 66% al 51%, mentre quella delle locazioni temporanee (transitori, studenti e affitti brevi) sale dal 34 al 49 percento. Salgono inoltre gli acquisti legati a nuclei monofamiliari, segno che la casa è diventata una forma di investimento.
Per rendere “abbordabile” un appartamento bisognerebbe che il canone non superasse il 30% dello stipendio, considerando che le retribuzioni medie lorde vanno dai 1.542 euro ai 2.700 al mese per gli impiegati.











