Si rafforza la presa del “modello Pnrr” sulla politica di coesione e sulla politica agricola europee. Nella cosiddetta negobox, testo negoziale non vincolante che è il punto di partenza del negoziato tra gli Stati membri sul prossimo bilancio di lungo termine 28-34, è apparso al punto 48 un paragrafo chiamato “Catalyst Europe” in cui si afferma che “134 miliardi di euro saranno messi a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti per l’attuazione dei 27 Piani nazionali e regionali”, gli strumenti finanziati con in fondo unico che prenderanno il posto degli attuali piani regionali per la coesione e l’agricoltura. L’idea, dunque, sembra quella di proseguire sulla strada del debito comune, aperta con gli “Eurobond” emessi per finanziare Next Generation Eu.

Al punto successivo del documento presentato ieri, giovedì 11 giugno, dalla presidenza cipriota, si precisa che i prestiti saranno distribuiti secondo i principi di equità di trattamento, solidarietà, proporzionalità e trasparenza, ma la quota destinata ai tre principali beneficiari (che secondo le valutazioni dell’Europarlamento dovrebbero essere Polonia, Francia e Spagna) non potrà superare il 60% dell’importo disponibile. L’Italia è appena dietro, al quarto posto.

Al centro del dibattito

In vista del negoziato che si svolgerà nel secondo semestre sotto la presidenza irlandese e che il presidente Antonio Costa vorrebbe chiudere entro fine 2026, le trattative cominciano a prendere forma, come è emerso anche dalle comunicazioni della premier, Giorgia Meloni, in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo. Il dibattito sul tema è sempre più ampio ed è stato al centro di molti incontri nell’ambito del Forum Pa che si è chiuso oggi a Roma.

Fonti del ministero per le Politiche europee hanno delineato alcuni paletti che l’Italia sta cercando di fissare nei tavoli negoziali aperti a Bruxelles. Si tratta, infatti, per ottenere che anche lee regioni più sviluppate e quelle in transizione abbiano una quota di risorse riservata, come è avvenuto finora, e non solo quelle meno sviluppate. “E’ una richiesta coerente con l’obiettivo della competitività che è una delle nuove priorità a cui il prossimo bilancio comune vuole dare risposta” ha osservato la fonte. “Oggetto di negoziato è anche l’entità dei pagamenti iniziali” ha aggiunto.

La questione degli anticipi e della spesa sociale

Il metodo Pnrr ha garantito anticipi molto generosi rispetto ai programmi della coesione. Alzare la percentuale dei pagamenti iniziali nei programmi della coesione, secondo gli addetti ai lavori, consentirebbe alle amministrazioni di gestire più agevolmente i flussi finanziari e ai beneficiari di limitare il ricorso alle fidejussioni bancarie che nei fatti sottraggono risorse ai progetti.

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