«La vera sfida è ottimizzare sempre di più i processi produttivi. Noi ci impegneremo a continuare a produrre in modo competitivo e sostenibile, garantendo sicurezza alimentare, standard elevati e capacità di investimento»

«Carni avicole e uova stanno conoscendo un momento molto positivo – spiega il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini -. I nostri prodotti per questioni salutistiche (rilevante apporto proteico con pochi grassi), economiche (per l’ottimo rapporto qualità-prezzo) e religiose (crescente presenza di immigrati di fede musulmana) stanno registrando un consistente incremento della domanda. Una crescita che ha tutta l’aria di non essere episodica».

Il consumo pro capite di carne avicola nella Ue ha raggiunto i 29,3 chilogrammi con una crescita del +9,3% dal 2020, a fronte di un aumento della produzione del 5,6%. E per il futuro l’istituto Rabobank prevede una crescita dei consumi al tasso del +2% l’anno fino al 2032 mentre a livello globale si stima una crescita dei consumi del 25% entro il 2035. «La nostra principale sfida sarà quindi quella di attrezzarsi per rispondere con prodotto made in Italy alle richieste di nuove fette di consumatori», continua Forlini. E sotto questo profilo lo sforzo non potrà ricadere solo sulle spalle, comunque larghe, dell’industria delle carni avicole italiana.

Produttori italiani pronti alla sfida

«L’Italia parte da una posizione favorevole – dice ancora Forlini – quello di una filiera autosufficiente. È un patrimonio fondamentale che non va dato per scontato. Dobbiamo essere pronti a soddisfare questa richiesta in aumento producendo di più. Tuttavia, la vera sfida non è semplicemente rincorrere la domanda, ma ottimizzare sempre di più i processi produttivi. Noi ci impegneremo a continuare a produrre in modo competitivo e sostenibile, garantendo sicurezza alimentare, standard elevati e capacità di investimento. Servono quindi una programmazione chiara e politiche di lungo periodo. Ma serve anche una mano da Bruxelles che di fronte a un quadro regolatorio stringente e a costi di produzione in crescita deve almeno introdurre una forte semplificazione burocratica. Altrimenti sarà molto difficile assicurare in futuro elevati standard produttivi in presenza di costi elevati e burocrazia insostenibile».

Nel 2025 il fatturato complessivo del settore avicolo nazionale (carni e uova) ha registrato una crescita significativa, attestandosi a circa 9,74 miliardi di euro con una quota del 14,3% del giro d’affari che è realizzato sui mercati esteri. Nel dettaglio, il fatturato delle carni avicole è stimato in 6,02 miliardi di euro, mentre il comparto delle uova raggiunge i 3,73 miliardi di euro.

Le aziende agricole e di trasformazione nella filiera avicola sono circa 6.800 mentre gli addetti complessivamente impiegati sono circa 64mila, di cui 38.500 nella fase di allevamento e 25.500 in quella di trasformazione di carni e uova.

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