La ricchezza prodotta dalla filiera, inoltre, ha aggiunto, «è cresciuta quasi del 16% nel biennio 2022-23, a valori correnti, contro un 6,6% del totale dell’economia; una velocità di crescita pari a circa 2,5 volte la media nazionale. Ancora più significativo è il dato occupazionale: con 1,1 milioni di occupati diretti, l’incremento dell’occupazione “blu” è stato quattro volte quello degli occupati complessivi».
Il settore, insomma, dice Zanetti, «è in piena espansione e avrà una crescente esigenza di lavoratori che, però, rischia di non trovare. Il fabbisogno occupazionale complessivo della blue economy, nel quinquennio 2026-2030, è stimato in circa 175mila lavoratori: 55mila nuovi posti generati dalla crescita del settore e circa 120mila per sostituire i profili in uscita. Una domanda enorme, che si scontra con una dinamica demografica avversa: la popolazione italiana in età lavorativa tra 2025 e 2050 avrà una contrazione di 10 punti percentuali. Al problema quantitativo se ne aggiunge uno qualitativo: il sistema formativo italiano non produce abbastanza profili con le competenze specifiche richieste dall’economia blu. E il problema occupazionale del mare non è congiunturale ma strutturale: richiede una risposta di sistema». Risposta che, secondo Zanetti, «si costruisce agendo su tre leve: semplificando, innovando e formando, perché senza le competenze giuste, tutto il resto rimane sulla carta».
Anche Antonio Gozzi, special advisor di Confindustria per l’autonomia strategica europea e per il piano Mattei, ha posto l’accento sul fatto che, per il comparto, «occorre fare tanta formazione. L’economia del mare è un punto di forza dell’Italia, per storia e collocazione geografica; il ruolo geopolitico dell’Italia nel Mediterraneo è destinato ad aumentare enormemente nei prossimi anni: dobbiamo prepararci a essere all’altezza di questo ruolo, prima di tutto formando capitale umano».
Riccardo Di Stefano, delegato di Confindustria per education e open innovation, a sua volta, ha ricordato che l’economia del mare è l’emblema delle filiere del Paese: «Punte di eccellenza, grandi opportunità, un outlook estremamente positivo ma un gap strutturale complesso sull’accesso alle competenze, quelle nuove e quelle da aggiornare costantemente».
Alla giornata “blu” hanno preso parte, tra gli altri, Alvise Biffi, Marco Gay, Paola Carron e Piero Formenti, presidenti, rispettivamente, di Assolombarda, Unione industriali Torino, Confindustria Veneto Est e Confindustria nautica; nonché Alessandro Panaro di Srm (centro ricerche di Intesa Sanpaolo) e Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana.









