Focus e investimenti in Italia nel settore della difesa militare, volontà di finanziare concretamente l’azienda italiana, garantire che ricerca e livelli occupazionali siano centrati nel nostro Paese.

Nove mesi per arrivare a un piano industriale forte e proiettato al medio-lungo periodo: da un lato Tekne, azienda di Ortona considerata asset strategico nazionale per via della sua produzione di veicoli speciali, militari e sistemi elettronici, in mano alla famiglia Rusconi Clerici; dall’altro il colosso americano Nuburu, quotato al Nyse, specializzato nello sviluppo di laser blu ad alta potenza ed evolutasi in piattaforma di sistemi per la difesa e la sicurezza.

In mezzo il governo italiano, che nell’agosto scorso aveva detto no per decreto all’acquisizione del 70% del capitale sociale da parte del partner Usa, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale, mantenere il controllo su asset strategici e proteggere il know-how tecnologico made in Italy. Un veto che potrebbe crollare dopo le garanzie messe nero su bianco dall’azienda, che rispettano le prescrizioni richieste da Palazzo Chigi, che ora avrà 45 giorni di tempo per approvare il nuovo assetto societario.

Spiega Alessandro Zamboni, presidente esecutivo e Co-Ceo di Nuburu: «L’Italia è al centro dei nostri interessi: qui abbiamo già investito in Lyocon, che opera nel settore della tecnologia laser, e la software house Orbit. A Ortona abbiamo previsto investimenti per ulteriori 15 milioni, oltre a una linea di working capital per 25 milioni».

L’ingresso di Nuburu in Tekne vale complessivamente 36,4 milioni. Gli americani avevano fornito un anticipo sull’operazione: circa 16,7 milioni di finanziamento soci, 13 dei quali erogati a gennaio scorso e altri 3,7 milioni a marzo, al momento della formalizzazione dell’accordo. A questi si aggiungono circa 5 milioni che arriveranno da operazioni di destocking messe in atto dai soci americani.

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