Il commercio equo e solidale, per sua stessa natura, è strutturalmente più resistente della media sia agli shock speculativi sul mercato delle commodity, sia all’influenza della variabile prezzo rispetto alle scelte dei consumatori, che spesso preferiscono questo canale per motivazioni etiche (che a volte vanno in contrasto proprio con le logiche di mercato di sui sopra). E così, anche per questo, i risultati legati al marchio Fairtrade riescono a mantenersi nel complesso costanti anche nel 2025. Il valore del venduto in Italia dei prodotti con almeno un ingrediente certificato ha tenuto, mantenendosi sui 550 milioni di euro e generando 3,6 milioni di euro di “Premio Fairtrade” per le prime 6 categorie.
I dati del bilancio sociale di Fairtrade Italia – l’organizzazione che dal 1994 rappresenta nel nostro Paese il sistema di certificazione internazionale per filiere trasparenti e responsabili – sono stati presentati in occasione dell’incontro tenutosi a Milano dal titolo “Sostenibilità, patrimonio per le imprese”.
Un premio per lo sviluppo
Il Premio Fairtrade è una somma aggiuntiva con la quale i produttori che aderiscono al sistema Fairtrade possono realizzare progetti di miglioramento della produttività o di sviluppo della comunità in base a una decisone collettiva presa dai membri delle coop locali. Il contributo maggiore è arrivato dalla filiera del cacao, che da sola ha generato oltre 2 milioni di euro; seguono le banane, pilastro dei consumi certificati in Italia con oltre 16,5 milioni di kg venduti e 807.868 euro di Premio, il caffè con 328.939 euro, lo zucchero con 234.065 euro, il cotone con 134.273 euro e infine i fiori con 89.151 euro.
A livello globale, questa dinamica ha contribuito al traguardo del sistema che, nell’ultimo quinquennio, ha redistribuito ai produttori oltre un miliardo di euro.
«I dati del Bilancio 2025 confermano che per le imprese italiane la sostenibilità è ormai un asset strategico irrinunciabile – dichiara Paolo Pastore, direttore generale di Fairtrade Italia -. In un contesto regolatorio in continua evoluzione, presidiare l’integrità delle filiere globali con strumenti tecnici affidabili è la chiave per garantire stabilità agli approvvigionamenti e solidità al proprio modello di business».
La fedeltà dei consumatori
Riguardo al comportamento del consumatore si registra «una fedeltà di fondo: chi ha scelto Fairtrade – commenta Thomas Zulian, direttore commerciale di Fairtrade Italia – tende a non abbandonarlo, e in alcuni segmenti, come le banane e il caffè, la certificazione si sta consolidando come standard atteso. Questo ci dice che la sostenibilità sta diventando un criterio d’acquisto strutturale, non solo emozionale. E in un anno difficile per i consumi alimentari, non possiamo che essere soddisfatti dei risultati ottenuti, come confermano anche la crescita del 4% delle aziende partner e le 2.746 referenze certificate presenti sul mercato italiano».
