Alle spalle del progetto c’è un gruppo che ha chiuso il 2025 con 1,813 miliardi di euro di fatturato consolidato, forte di una filiera di produttori che dà supporto a un’attività industriale ormai distribuita in più continenti. Ai 13 stabilimenti italiani si affiancano infatti quelli in Francia, Regno Unito, Germania, Brasile, Nuova Zelanda e Stati Uniti. A sostenere il nuovo corso è un pool bancario coordinato da Intesa Sanpaolo, Bnl Bnp Paribas, Bper e UniCredit, affiancate da Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Banco Bpm, Cassa Depositi e Prestiti, Sparkasse e Rabobank. 

Intesa Sanpaolo ha anche il compito di coordinare gli aspetti legati alla sostenibilità dell’operazione. Un ruolo che si intreccia con la presenza della banca nel capitale di Granarolo, di cui detiene il 14,95%. L’azionista di maggioranza resta comunque Granlatte con il 63,14%, accanto al Fondo nazionale strategico, 15,27%, Enpaia che detiene un 4,58% e alle azioni proprie (2,06%).

Per un gruppo nato dalla cooperazione tra allevatori, la nuova sfida è tenere insieme questa identità, l’ambizione internazionale e una crescita capace di durare. Una prospettiva che mette al centro la tenuta della filiera nel tempo.

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