«È questa la modalità con cui parliamo agli imprenditori e i numeri fanno ben sperare: tante realtà del territorio hanno capito l’operazione che stiamo portando avanti e hanno risposto, anche spontaneamente. Inoltre, abbiamo l’appoggio delle istituzioni», dice Galli.
L’eredità del passato e il rilancio
Il Teatro viene da alcuni decenni non facili sotto il profilo dei conti e della gestione, che hanno portato anche al commissariamento della Fondazione. «Il Carlo Felice è una delle 14 eccellenze lirico-sinfoniche del Paese, ma sconta alcune criticità di fondo, legate soprattutto all’ambizione forse eccessiva dell’edificio, sproporzionata alla densità demografica della città», osserva Galli. Il bellissimo progetto firmato da Aldo Rossi nella metà degli anni 80 nasceva infatti in una Genova che immaginava di raggiungere il milione di abitanti mentre, a oggi, la popolazione è di circa 550mila persone. Con 2mila posti, la sala è una tra le più capienti tra quelle dei teatri lirici italiani (il Comunale di Bologna, città con un numero simile di abitanti, ha 900 posti), inoltre l’edificio si sviluppa per 16 piani in superficie e tre sottoterra, con costi di manutenzione ordinaria e straordinaria elevatissimi.
Molto è stato fatto negli ultimi 12 mesi per contenere i costi e aumentare i ricavi: sono state efficientate la macchina e la gestione ed è stato fatto un grande lavoro verso il pubblico, le istituzioni e le scuole. Tutto questo ha portato e porterà a risparmi e, soprattutto a un incremento degli spettatori, con una media di 1.400-1.500 presenze nel 2025 e un aumento degli abbonamenti da 1.371 della stagione 2024-2025 a 1.932 nella stagione 2025-2026, mentre gli abbonati alla stagione sinfonica sono saliti da 117 a 388. In crescita, di 200mila euro, anche gli incassi.
L’apporto decisivo dei privati
Nonostante ciò, il 2025 – a causa di costi di gestione che sono strutturalmente più elevati delle entrate – si è chiuso con una perdita di 1,3 milioni di euro, ripianata ricorrendo al patrimonio della Fondazione. Ora, per chiudere chiudere il 2026 in pareggio (anci, con ultre un milione di utili, come da bilancio previsionale) sarà decisivo l’apporto dei privati previsto in aumento da 2,1 a 4,3 milioni di euro».
E qui entrano in gioco i Custodi del Faro: «Il nuovo management ha agito sui costi e ora sta agendo sui ricavi, ma in un teatro lirico la leva del pubblico è limitata. La biglietteria oggi genera circa 2,6 milioni di euro, si può aumentare fino a un 10%, ma più di così è difficile – spiega Andrea Compagnucci –. Ci sono altre voci di reddito, come l’affitto degli spazi o le visite guidate. Ma non basta: per fare la differenza, oggi e nei prossimi anni, serve il contribuito anche di imprese e professionisti che credano nel rilancio e nel futuro di questo teatro. Sono certo che ce la faremo, anche perché la città stessa è al centro di grandi trasformazioni e penso che il rilancio del Carlo Felice accompagnerà il rilancio di Genova».











