Un peso economico superiore a quello occupazionale

Il dato più rilevante è il rapporto tra lavoro e valore. Considerando anche la catena dei fornitori, la logistica marittima assorbe l’1,9 per cento dei dipendenti delle società di capitali siciliane, ma produce il 4,5 per cento del loro valore aggiunto. Le sole imprese direttamente impegnate nello shipping pesano per l’1,3 per cento degli addetti e per il 3,8 per cento del valore aggiunto regionale.

È quindi un comparto a elevata capacità di generare ricchezza, con un’incidenza sul valore prodotto quasi tripla rispetto al peso occupazionale. Un risultato superiore alla media delle regioni italiane dotate di scali commerciali, anche se lontano dalla Liguria, prima regione nazionale per volume di merci movimentate.

Il valore c’è, ma la filiera resta esterna

Il limite emerge dai flussi commerciali. Per le imprese siciliane dello shipping, quasi l’80 per cento degli acquisti di beni e servizi intermedi avviene con aziende di altre regioni. Anche sul lato dei clienti il legame con il mercato esterno è prevalente: oltre il 70 per cento del fatturato deriva da transazioni con controparti fuori dalla Sicilia.

Nelle altre regioni portuali, invece, la quota degli acquisti fuori regione è mediamente al 60 per cento e quella delle vendite al 67 per cento. Il sistema siciliano appare dunque fortemente inserito nelle reti nazionali, ma meno capace di attivare sul territorio una catena di forniture altrettanto ampia.

La questione non è la presenza di un settore marginale, ma l’opposto: la Sicilia possiede un comparto marittimo rilevante, che tuttavia non trascina ancora a sufficienza manutenzione, componentistica, servizi tecnici, digitale, formazione e imprese di supporto localizzate nell’Isola.

Share.
© 2026 Nederlandkeer. Alle rechten voorbehouden.
Exit mobile version