Saranno determinanti le policy. «Abbiamo visto con Industria 4.0 e 5.0 che è necessario facilitare le procedure ed eliminare i colli di bottiglia del sistema. Le esigenze cambiano, ma bisogna trovare rapidamente le soluzioni. Con l’Ai è più facile. Nel mio gruppo abbiamo quattromila programmatori. Già oggi possiamo dare istruzioni in maniera discorsiva. Cambieranno le esigenze e le competenze, ma io sono certo che miglioreremo le imprese e anche il mondo sarà migliore. Per esempio, un medico, in Africa, potrà seguire i pazienti in territori sterminati con la massima precisione, senza spostarsi, in remoto. Il mezzo è molto potente, bisogna usarlo in maniera corretta. Come tutto. Come anche i mezzi tradizionali».

Sulla stessa linea d’onda, Alberto Tripi, presidente di Almaviva, azienda leader dell’It. «Usiamo l’AI, che io preferisco definire Intelligenza aumentata, da moltissimi anni, anche in maniera inconsapevole. Nel 1972, quando ero alla Ibm, con padre Busa, un monaco gesuita, abbiamo digitalizzato l’Index Thomisticus, l’opera omnia di San Tommaso d’Aquino. Uno strumento di intelligenza artificiale a tutti gli effetti. Una banca dati capace di dare tutte le risposte sull’opera di San Tommaso. Sono passati più di 50 anni. Oggi siamo nel pieno del flusso dell’Ai. Nessuna azienda può farne a meno. E’ uno strumento imprescindibile, ma che a sua volta non può prescindere dall’uomo».

L’evoluzione e il progresso non possono essere fermati ma vanno regolati. «Quando all’inizio del Novecento apparvero le prime automobili, la gente era terrorizzata. La macchina del diavolo, gli incidenti. I maniscalchi temevano di perdere il lavoro. Le cose sono andate in maniera diversa, ma è umano che ogni rivoluzione sia accompagnata dalla paura. Le rivoluzioni vanno governate. Con l’auto arrivarono il codice della strada e la patente, i maniscalchi diventarono meccanici. Con l’Ai servono regole condivise e globali».

Il rischio è l’uso indiscriminato dell’Ai. «Ma la paura degli abusi non ha mai fermato le rivoluzioni. La diffusone delle fake news durante le campagne elettorali o l’utilizzo dei dati e dei data center vanno gestiti, regolati. Non c’è dubbio che servano limiti. Gli organismi sovranazionali e le chiese possono aiuta a trovare un sistema di regole condiviso».

Ma la strada è tracciata. «Per l’imprese non è un’opzione, è un fatto. Avranno grandi benefici nella gestione dei prodotti e dei processi, nella scelta dei mercati. Non c’è attività d’impresa che non avrà vantaggi. Ma dobbiamo lavorare per aumentare le competenze interne, incrementare la collaborazione tra imprese e università, per formare le nuove professionalità».

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