Nei sogni dei lavoratori italiani c’è Automobili Lamborghini, non solo per le supercar e il suv Urus che spiccano per i loro brillanti colori e la potenza, ma anche perché la casa di Sant’Agata Bolognese che, da qualche anno ha iniziato a sperimentare la via di un’organizzazione del lavoro basata su flessibilità, settimana corta e sostenibilità, è anche il datore di lavoro ideale. Douglas Arrighi Pereira, Chief People, Culture and Organization Officer di Automobili Lamborghini, spiega che il risultato è il frutto del lavoro fatto «per creare le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale, contribuendo a un’organizzazione agile, motivata e capace di affrontare le sfide del futuro. Sappiamo che questo percorso richiede impegno costante e capacità di evolvere. Essere riconosciuti come datore di lavoro ideale in Italia rafforza la nostra responsabilità nel continuare a operare con coerenza, attenzione alle persone e senso di responsabilità condivisa».
Nel Randstad employer brand del 2026 si trova infatti al primo posto della classifica generale con il il 79,8% di preferenze. Nei rispettivi settori svettano Ferrero che è l’azienda più attrattiva come datore di lavoro nel settore dei beni di largo consumo, Gruppo Mondadori nei media, IEO – Istituto Europeo di Oncologia nella sanità, Brembo nella componentistica automotive, Leonardo nell’industria aeronautica, Sanofi nel farmaceutico, ABB nell’elettronica, IBM nell’Ict.
I risultati emergono dalla ricerca annuale di Randstad che quest’anno ha coinvolto 171mila rispondenti e 6.400 aziende in 34 paesi del mondo. In Italia sono state intervistate 7.170 persone, occupate e non occupate, di età compresa tra i 18 e 64 anni, sull’attrattività dei principali 150 datori di lavoro nel mercato, attraverso un sondaggio indipendente condotto dall’Istituto Kantar. Nella sua lettura dei risultati, Marco Ceresa, group ceo di Ranstad, osserva che «in Italia la scelta del datore di lavoro ideale è guidata da un mix di fattori strettamente correlati tra loro. Quest’anno la retribuzione si è affermata come il driver prioritario, certamente influenzato dall’incertezza economica e dall’inflazione, ma seguito da vicino da atmosfera lavorativa, work life balance, sicurezza del posto di lavoro e opportunità di carriera. Gli italiani valutano i potenziali datori di lavoro in modo ‘olistico’, senza limitarsi a un singolo elemento dominante. Tuttavia, nell’analisi emerge che le aziende ottengono risultati ancora migliorabili proprio su alcuni dei fattori più rilevanti. È un segnale chiaro per le organizzazioni: devono esaminare con cura il proprio employer branding per definire strategie più incisive di attraction e retention dei talenti».
Tra i risultati emersi dalla ricerca quello di maggior rilievo è proprio il fatto che nel 2026 la retribuzione è diventato il fattore più importante nella decisione dell’azienda per cui lavorare, indicata dal 59% degli italiani. Più importante quindi dell’atmosfera di lavoro piacevole (57%) e del work life balance (56%) per tornare in cima alle preferenze dopo 10 anni in cui al primo posto per i lavoratori ci sono stati elementi “soft”. In questa risposta sicuramente si vede chiaramente l’impatto dell’inflazione che erode il potere di acquisto e fa tornare lo stipendio al centro delle scelte dei lavoratori italiani. Volendo fare la prova del nove, si vede chiaramente che proprio lo stipendio diventa la prima causa di dimissioni per gli italiani, indicata dal 44%, seguita dalla mancanza di opportunità di crescita (33%) e dal desiderio di migliorare l’equilibrio vita-lavoro (33%). La risposta dei datori di lavoro a questo tema però è debole soprattutto quando si parla di stipendio e opportunità di carriera. In Italia il 22% dei lavoratori ha intenzione di cambiare lavoro entro i prossimi sei mesi, mentre il 12% lo ha già fatto, in lieve diminuzione rispetto al 2025, in una tendenza verso una maggiore stabilità. A seconda delle generazioni interpellate la risposta cambia molto: oltre un quarto dei lavoratori della Generazione Z prevede di lasciare il posto attuale entro sei mesi (26%), rispetto ad appena il 9% dei Baby Boomers.
Industria aeronautica la più ambita
Nella classifica dei settori dove lavorare le differenze sono sempre più limitate, segno della forte competizione tra i datori di lavoro nell’attrazione dei talenti non solo nel proprio settore, ma in maniera trasversale. Secondo la ricerca, il settore più ambito in cui lavorare per gli italiani è l’industria aeronautica, con il 77% di preferenze, seguito dall’ICT, con il 75,9%. Poi vengono l’automotive (75,7%), l’elettronica (75,58%), i media (75,55%), la sanità (75,45%), il farmaceutico (75,42%), i beni di largo consumo (75,22%), la componentistica automotive (74,90%) e l’industria metallurgica (74,9%).
