Salari reali che rappresentano un’altra nota dolente: se è vero che le retribuzioni lombarde, anche per effetto di un diverso mix settoriale e di mansioni, sono in media più alte del 9,4% della media, il maggiore costo della vita (oltre la media dell’8,1%) assorbe e annulla quasi tutta la differenza, mentre in termini storici gli stipendi reali al 2023 erano ancora inferiori a quanto accadeva nel 2008. Periodo, questo, in cui è anche aumentata la dispersione e la polarizzazione del mercato, con un aumento per le fasce più alte e una diminuzione per le fasce retributive basse e intermedie.

Se il tasso di disoccupazione è a ridosso dei minimi storici, al 3%, lo si deve poi soprattutto alle fasce più anziane, mentre la quota dei giovani è in riduzione.

In termini dimensionali, tra le imprese si osserva un graduale spostamento verso l’alto, con una stazza media che passa in 10 anni da 12 a 15 unità e una quota di addetti presso le grandi realtà che sale dal 33% al 41%.

Flusso di risorse umane e di capitali (qui in regione si concentra il 40% degli investimenti nazionali di private equity), che negli anni ha quindi sostenuto il progresso in regione, che resta attiva anche in ambito innovativo: nel 2025 circa la metà delle aziende ha infatti investito in tecnologie avanzate e nell’industria in senso stretto già una realtà su tre utilizza sistemi robotici.

Innovazione che come evidenziano gli studi di Bankitalia si collega direttamente alla crescita d’impresa, agevolata (questo l’identikit evidenziato) anche da altri aspetti quali alta produttività dei fattori, minori oneri finanziari, una quota più alta di amministratori giovani, la frequenza di operazioni di private equity e M&A.

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