La scommessa, per chi lavora a Cassino e per i sindacati che rappresentano i lavoratori della fabbrica di Stellantis e dell’indotto è che in futuro a Cassino vengano assegnate nuove produzioni e nuovi volumi. «Quello che ci preoccupa invece – sintetizza Marsella – è che la fabbrica di Cassino non ha mai prodotto nuovi modelli nati dopo la fusione tra FCA e Peugeot. Dei modelli assegnati dal vecchio piano industriale, in realtà, nessuno è entrato in produzione».
Nuovo Stelvio e nuova Giulia, calendarizzati nel 2025, in realtà non sono mai partiti. Si tratta di una delle scelte fatte dall’ex ceo Carlos Tavares che, per ridurre i costi e prendere tempo sul mercato, aveva deciso di posticipare al 2028 qualsiasi scelta. Una serie di fattori, dunque, ha generato un vero e proprio paradosso: a Cassino si producono ancora modelli del vecchio piano industriale di Sergio Marchionne, di dieci anni fa.
Una situazione preoccupante, dunque. Sia che si guardi ai volumi – l’anno scorso dalla fabbrica sono uscite 19.364 autovetture, -27,9% rispetto all’anno prima, quasi dieci volte in meno rispetto al picco del 2017 – che ai tempi. «Se il 2028 resta il periodo di riferimento per l’avvio della nuova produzione, il rischio è davvero che la situazione degeneri» evidenzia il segretario Marsella.
Il nuovo piano industriale che il ceo Filosa presenterà a maggio dovrà sciogliere il nodo dei volumi produttivi e del destino industriale della fabbrica di Cassino, un polo che si inserisce in un quadro, molto più ampio, quello del futuro destino dei marchi Maserati e Alfa Romeo.
Gli occupati complessivi nello stabilimento sono scesi a 2.200 unità. A Cassino in particolare è stata assegnata la nuova piattaforma STLA Large Bev, sulla quale dovranno essere prodotte le future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anche in versione ibrida, come previsto dagli impegni assunti in sede ministeriale. Tuttavia, ricordano i sindacati, Cassino è l’unica realtà in cui il piano annunciato nel dicembre 2024 al ministero non è stato attuato.










