Un marchio ombrello per valorizzare il riso della Lomellina in un momento in cui sul settore piovono brutte notizie, dalla conferma dell’apertura indiscriminata dell’Europa all’import agevolato alla difficile situazione del mercato interno. L’iniziativa è stata promossa da sette aziende dell’area, che da sola copre circa il 30% della produzione nazionale ma è meno nota rispetto ad altri distretti come Vercelli.
Con il marchio collettivo “Lomellina Terra di Riso” sarà lanciato un nuovo packaging per dare visibilità alla produzione del territorio attraverso «una forma condivisa e un’identità leggibile, coordinata e identificabile sul mercato», spiega l’associazione costituita nel 2024 ma che oggi entra nella sua fase operativa con il lancio del marchio e iniziative che spaziano dalle degustazioni all’agriturismo. Il progetto, sottolineano le aziende promotrici (Cascina Alberona, Mora Bassa, Bosco Fornasara, Marta Sempio Riso, Azienda Agricola Zerbi, Massino e Santa Maria) è aperto all’adesione delle altre realtà del territorio, chiamato anche “Piccola Loira” per i numerosi castelli.
La sfida varietale sulla qualità
Ancor più che dal luogo, l’interesse dell’iniziativa deriva dalla tempistica. Al di là delle sfavorevoli congiunture relative al mercato e al quadro normativo europeo, in Italia si registra una progressiva riduzione delle varietà coltivate, a causa della crisi climatica che impatta in modo significativo su una coltura più di altre bisognosa di acqua (ma che come nessuna la preserva anche) e dei costi di produzione sempre più elevati. Le semine tengono ma sono orientate su sempre meno varietà, mettendo a rischio una delle ricchezze dell’agricoltura italiana.
«Se a livello globale il riso è una commodity, in Italia, primo produttore europeo con oltre il 50% della produzione Ue, diventa un prodotto di valore – sottolinea il presidente dell’associazione, Luigi Ferraris –. Non competiamo sulla quantità, ma su qualità certificata e biodiversità varietale: qui il valore nasce dall’incontro tra cultivar di eccellenza, pratiche agricole attente e una forte identità territoriale, tutti elementi che il mercato e il consumatore oggi sono sempre più in grado di riconoscere».
Le linee guida del marchio
Le linee guida previste sono 5: definizione della Lomellina come zona di origine; adozione dell’agricoltura rigenerativa (lavorazioni ridotte, cover crops, rotazioni quinquennali, sommersione invernale e mantenimento delle stoppie); assunzione di criteri di sostenibilità sociale (dal rispetto delle norme sul lavoro alla valorizzazione delle fattorie didattiche); centralizzazione della trasformazione (nell’azienda Ferraris di Cascina Alberona) per garantire tracciabilità e omogeneità del prodotto, con una percentuale di chicchi rotti inferiore all’1 per cento.
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