Tredici titoli di opera, sette di balletto, altrettanti concerti e tante attività rivolte ai ragazzi e ai bambini. Oggi il Teatro alla Scala di Milano presenterà la stagione 2026-2027 che, per quanto riguarda l’opera, sarà aperta il prossimo 7 dicembre dall’«Otello» di Verdi e il sovrintendente della fondazione lirica, Fortunato Ortombina, mette in luce un aspetto particolare che gli sta a cuore, al di là ovviamente della qualità artistica della proposta: «sarà una stagione ancora più accessibile, perché il nostro obiettivo è rendere la Scala un teatro sempre più inclusivo, in grado di accogliere fasce di pubblico che finora, per diversi motivi, non sono mai state nel nostro teatro».
Uno dei motivi principali è sicuramente il prezzo dei biglietti. Agirete su questo punto?
L’accessibilità dei prezzi è un tema importante e infatti per la nuova stagione abbiamo ideato un meccanismo di aumento limitato ai posti migliori, creando una nuova fascia “premium”. Il plusvalore generato da questi biglietti ci consentirà di rafforzare le nostre politiche di accessibilità che, ci tengo a ricordarlo, furono introdotte negli anni ’70 da Paolo Grassi, ma che oggi hanno bisogno di essere aggiornate e ampliate. Ogni stagione registriamo circa 180mila ingressi a condizioni agevolate, rivolte in particolare ai giovani con meno di 26 anni, che sono il 60% circa del totale, agli adulti che fanno part di cral aziendali o circoli culturali, il 30%, e agli over 65 per il 10-15%. A partire dal 2027 lanceremo una nuova proposta, rivolta ai residenti della Città Metropolitana di Milano che vengono per la prima volta alla Scala, che potranno acquistare il biglietto con una riduzione del 50%.
Ma l’inclusione, come diceva, non è solo sui prezzi. A cos’altro state lavorando?
L’accessibilità dipende anche da come si confeziona un certo prodotto, che può essere più o meno attrattivo o accogliente. Ad esempio, l’anno prossimo ricorreranno i 200 anni dalla morte di Beethoven. Non non faremo, per dire, il Fidelio, ma un’opera inedita rivolta a bambini, ragazzi e scuole, su Beethoven, per far conoscere il compositore, il personaggio, l’artista, il messaggio di afflato universale della sua musica che culmina con la Nona Sinfonia. Inoltre, stiamo rafforzando il lavoro che facciamo assieme alle scuole, attivando nuove collaborazioni, con un’attenzione particolare alle realtà di periferia e a contesti socialmente fragili. La Scala ha una statura internazionale, ma è prima di tutto uno dei principali simboli di Milano, che ha sempre saputo parlare alla sua città e deve continuare a farlo. Con i suoi cittadini, con le istituzioni e con le imprese. Sin dall’inizio, e poi soprattutto nei difficili anni della ricostruzione post bellica nel 1946, le grandi famiglie di imprenditori milanesi hanno sostenuto questo teatro.









