La Rai apre una verifica interna sul caso Sigfrido Ranucci. E il conduttore di Report risponde subito, respingendo ogni ombra sul lavoro della sua redazione.
A occuparsi della vicenda sarà la Commissione per il Codice Etico, attivata su impulso dell’amministratore delegato. Nei prossimi giorni l’organismo avvierà l’istruttoria sul vicedirettore Rai, mentre la magistratura continua a indagare sull’attentato dinamitardo subito da Ranucci nell’ottobre del 2025 e sul presunto coinvolgimento dell’ex faccendiere Valter Lavitola.
Il Codice Etico
Viale Mazzini sceglie dunque di muoversi. Ma lo fa, almeno per ora, senza ricorrere allo strumento più penetrante dell’audit. Una procedura di questo tipo, spiegano fonti aziendali, avrebbe richiesto l’autorizzazione della Procura e avrebbe potuto rischiare di sovrapporsi all’inchiesta giudiziaria. La Commissione dovrà invece verificare l’eventuale violazione dei principi contenuti nel Codice Etico della concessionaria pubblica. Resta possibile che, in seguito, venga avviato anche un audit, qualora emergano elementi tali da renderlo necessario.
Lente sul giornalismo investigativo
Nella sua nota la Rai insiste sui doveri del giornalismo investigativo. L’azienda, «in coerenza con le linee guida EBU e nel rispetto del vigente Contratto di Servizio», afferma di essere tenuta ad adottare criteri «netti e chiari»: imparzialità, indipendenza, accuratezza delle inchieste, verifica rigorosa delle fonti e loro corretta gestione.
È un elenco che non pronuncia accuse esplicite, ma delimita con precisione il terreno sul quale si svolgeranno gli accertamenti. Al tempo stesso la Rai rivendica la necessità di tutelare la propria immagine e quella del giornalismo del servizio pubblico, ricordando il lavoro dei professionisti impegnati nelle testate, nelle redazioni regionali, nelle sedi estere e nei programmi d’inchiesta.
