Un freno all’import extra-Ue e interventi straordinari con un fondo ad hoc per sostenere le imprese agricole e la produzione nazionale contro la crisi che da diversi anni ormai minaccia la risicoltura italiana, mettendo a rischio uno dei primati del Made in Italy agroalimentare in Europa. Sono queste, in estrema sintesi, le richieste delle associazioni agricole emerse al tavolo di filiera convocato oggi al ministero dell’Agricoltura dal ministro Francesco Lollobrigida.
La campagna commerciale 2025-2026 non ancora conclusa, ha ricordato la Coldiretti, ha visto arrivare in Italia oltre 190mila tonnellate di riso straniero (+30%), con quattro confezioni importate su cinque provenienti dall’Asia, alimentando un eccesso di offerta che ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai produttori italiani proprio mentre le campagne devono fare i conti con caldo e scarsità d’acqua, con perdite produttive che in alcune aree potrebbero superare il 30 per cento.
A fronte di questi dati l’organizzazione ha chiesto al Masaf, oltre a controlli più severi sulle importazioni anche con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà e un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo sovranità alimentare.
Ma il “pacchetto” per la Coldiretti dovrebbe prevedere anche risorse regionali per sostenere le imprese; l’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi extra-Ue; un piano nazionale degli invasi per affrontare le emergenze idriche; investimenti nella ricerca e nelle Tecniche di evoluzione assistita (Tea) e il rafforzamento del sostegno al riso nella futura Pac, premiando le aziende che investono in qualità, innovazione e sostenibilità.
Un’altra proposta di Confagricoltura riguarda la costituzione del Consorzio del Riso Aromatico italiano. Poi c’è la gestione dello stoccaggio, con l’attivazione di strumenti finanziari per favorire la liquidità delle aziende agricole valorizzando le merci in magazzino, come già avviene per altri comparti.
Sul fronte commerciale, ha rincarato la Cia, «è necessario che il riso venga davvero riconosciuto come prodotto sensibile e non diventi merce di scambio nei negoziati internazionali. Il meccanismo automatico della clausola di salvaguardia previsto dal 2027 rappresenta un passo avanti, ma le soglie fissate restano troppo elevate e rischiano di limitarne l’efficacia. Per questo, nessuna nuova concessione sul riso deve essere prevista nelle aree di libero scambio».
