L’innovazione in frutticoltura si gioca, dunque, a tutto campo. Con il miglioramento genetico e le tecniche di evoluzione assistita (Tea) si svilupperanno varietà più produttive, più resistenti alle malattie e più resilienti di fronte a un clima sempre più estremo e si riduce il ricorso alla chimica e il consumo delle risorse idriche. Le tecnologie di precisione e l’agricoltura 4.0 innovano e migliorano le pratiche agricole, mentre la crescente meccanizzazione consente di ridurre l’utilizzo della manodopera, ad esempio nella fase di raccolta, e non solo per una questione di costi ma anche di reperibilità dei lavoratori.

Frutta esotica e varietà precoci e resistenti

A cambiare non è solo il come si produce, ma anche il cosa. Se a fare notizia è soprattutto lo sviluppo della frutta esotica made in Italy (come mango e avocado), in realtà è tutto il piano produttivo a essersi modificato e non solo a causa del cambiamento climatico. L’introduzione di varietà molto precoci, come le pesche che maturano a maggio, oppure molto tardive, come le clementine di febbraio, ha prolungato la disponibilità di molti prodotti che ora i consumatori trovano in vendita anche in periodi meno canonici. Un risultato a cui ha contribuito in modo significativo anche il lavoro sulla shelf life delle nuove varietà.

Perché non basta che i frutti maturino in anticipo o in ritardo rispetto alla norma, serve anche che reggano bene le manipolazioni e che durino più a lungo dopo la raccolta. Così possono così rimanere buoni e belli per più tempo e sostare maggiormente senza problemi nelle celle frigo e nei punti vendita, riducendo il rischio di sprechi lungo l’intera filiera. Siccome i frutti continuano a “vivere” anche dopo la raccolta molto si è lavorato sulle tecniche di conservazione, dall’uso delle atmosfere modificate all’introduzione di coating edibili che limitano la traspirazione dei frutti.

Mele tutto l’anno e uva a Natale

E così le mele di qualità sono ormai disponibili 12 mesi l’anno mentre l’uva da tavola pugliese si gusta fino a Natale. Per i produttori non è soltanto un aumento dell’offerta ma anche la conquista di nuovi spazi di mercato. «Due anni fa con il nostro kiwi giallo coprivamo sino alla prima decade di febbraio, l’anno scorso siamo arrivati a marzo e ora puntiamo alla prima decade di aprile – spiega Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit, cooperativa con oltre 2.700 soci produttori in tutta Italia – Se riusciamo a conservarlo mantenendone la qualità, possiamo coprire più a lungo gli spazi commerciali e arrivare più vicini all’inizio della nuova produzione che arriva dall’emisfero australe».

Consumatori (troppo?) esigenti

Ai requisiti richiesti da produttori e distributori si aggiungono le aspettative (e talvolta le pretese) dei consumatori, che vogliono frutti più dolci, profumati e colorati e anche più facili da consumare, quindi piccoli, senza semi e quasi privi di buccia. È il successo dei baby cocomeri, dell’uva apirena, del kiwi giallo, delle mele snack e delle albicocche rosse. Ma anche della frutta a maturità “garantita”, come fa Coop Alleanza 3.0 con la linea Colta Matura su cui, grazie a dati previsionali e collaborazione con i produttori, riesce a programmare meglio i raccolti, riducendo gli sprechi e offrendo frutta di stagione raccolta solo quando è davvero pronta da assaporare.

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