Anticipiamo un estratto dell’articolo di Giulia Crivelli che apre lo Speciale Orologi, in edicola domani in allegato al Sole 24 Ore, con 36 pagine di notizie dalle aziende, dai big del settore alle piccole manifatture d’eccellenza, analisi e tendenze del mercato e del retail, e con le vetrine dedicate ai nuovi modelli.

Volendo essere ottimisti – ingrediente fondamentale in tempi come questi, se accompagnato dalla ragione – si può dire che il lancio orchestrato da Audemars Piguet con Swatch sia un buon segnale per il settore orologiero e la sua radicata e per certi versi inscalfibile cultura. Il Royal Pop ha fatto cadere alcune barriere tra segmenti del mondo delle lancette e persino tra aziende storicamente in competizione tra loro. Le due precedenti “incursioni” del marchio Swatch, intorno al quale è stato costruito l’omonimo gruppo, erano state con Omega e Blancpain, due maison lontane, apparentemente, dallo stile Swatch, ma di proprietà del gruppo. Le code che si sono formate davanti ai monomarca Swatch nelle ore prima del lancio e nei giorni successivi possono essere viste come la conferma della bontà dell’idea della collaborazione con Audemars Piguet, tra le pochi maison indipendenti dell’orologeria e da sempre posizionata nell’alta gamma. Già il 13 maggio Beth Hannaway, principale buyer del settore fine jewellery e watches di Harrods, aveva mostrato il suo entusiasmo: «In un momento di grande successo dei ciondoli da borsa, optare per la forma dell’orologio da taschino, utilizzabile però in tanti modi diversi, dimostra un grande tempismo e permette a un marchio come Audemars Piguet, con un posizionamento prezzo tipicamente intorno alle 50mila sterline, di coinvolgere un pubblico molto più ampio». Va aggiunto però che molte delle persone in coda di notte o di giorno per i Royal Pop ambivano a rivenderli a prezzi molto più alti: non erano collezionisti o appassionati di orologi, ma cercavano un guadagno facile in un mercato del reselling che è cresciuto anche per i lanci, ad esempio, di sneaker o di altri accessori.

Il tempo dirà se la scelta di Audemars Piguet e Swatch ha portato autentici vantaggi, ma di sicuro c’è che il mondo del collezionismo, quello vero, continua a dare segnali positivi, come mostrano anche le aste. È di pochi giorni fa la notizia dei record stabiliti dalle più recenti aste di Phillips in Association with Bacs & Russo in occasione dell’evento che si è tenuto a Hong Kong il 30 e 31 maggio: un rarissimo Patek Philippe Ref. 2499 in oro rosa è stato aggiudicato per 10,2 milioni di dollari, record assoluto per un’asta di orologi in Asia. In due giorni il valore delle vendite dei 293 lotti presentati da Phillips è stato di 51,5 milioni di dollari, in aumento del 90% rispetto allo stesso evento dell’anno scorso.

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