Quasi un’operazione chirurgica. Solo che in questo caso non c’è un intervento medico ma un’azione per eliminare i coleotteri senza far male alle api. Si tratta di un biopesticida messo a punto dai ricercatori dell’Enea del centro di Trisaia sotto il coordinamento dell’entomologo Salvatore Arpaia.

Nello specifico, come sottolineano i ricercatori, «è stata stata sviluppata una speciale molecola che funziona come un “interruttore” mirato: individua un gene fondamentale del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, e lo ‘silenzia’ bloccando la produzione di una proteina essenziale per la sua crescita e il suo sviluppo». Con il risultato che il parassita può essere controllato senza danneggiare le api.

I primi risultati di questo progetto, finanziato con i fondi del 5x mille e portato avanti nell’ambito del programma RNApi, sono stati pubblicati sulla rivista di settore Journal of Pest Science del gruppo Springer-Nature. «I nostri studi hanno dimostrato, per la prima volta, che – dice Salvatore Arpaia, ricercatore della Divisione Bioenergia, bioraffineria e chimica verde dell’Enea – è possibile silenziare efficacemente un gene chiave per lo sviluppo e la riproduzione del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, somministrando la molecola alle larve. E la stessa molecola risulta innocua per le api. Si tratta di una strada molto simile a quella percorsa quando è stato realizzato il vaccino per il Covid».

Il piccolo coleottero degli alveari, Aethina tumida, è una specie invasiva originaria dell’Africa subsahariana che causa danni alle colonie di ape europea cibandosi di cera, uova e larve di api e causando acidità del miele prodotto. All’interno dell’Unione europea, l’insetto è classificato come specie esotica invasiva di interesse, a seguito della sua individuazione in Calabria nel 2014, dove risulta tuttora stabilmente presente. La sua recente espansione dall’Italia continentale alla Sicilia, con infestazioni confermate in apiari della provincia di Messina, sottolinea l’urgenza di un contenimento efficace per limitarne la diffusione territoriale. A supporto della ricerca e per verificare l’efficacia della molecola (Rna a doppio filamento) sulla specie invasiva, con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno sono state portate avanti prove sperimentali in laboratorio.

Inoltre, nell’ambito del progetto, il laboratorio del Centro Ricerche di Trisaia ha ottenuto dal Ministero della Salute l’accreditamento per effettuare interventi di modificazione genetica su un ceppo non patogeno di Escherichia coli: «Ciò permetterà di produrre in modo più efficiente e a costi ridotti – sottolineano dall’Enea – le molecole di Rna a doppio filamento, “principio attivo” del futuro biopesticida. Sulla base dei risultati già ottenuti, queste molecole saranno utilizzate anche in prove su arnie infestate, con l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un prodotto specifico per l’apicoltura». La nuova scoperta, come sottolineano dall’Enea, avvia un nuovo corso per la salvaguardia delle api dato che «il controllo chimico dei parassiti dell’alveare è particolarmente complesso, perché i trattamenti devono essere efficaci contro le infestazioni senza danneggiare la salute delle colonie né la qualità e la sicurezza dei prodotti dell’alveare».

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