Raggi gamma per sterilizzare la cimice Bagrada Hilaris che colpisce il cappero Igp di Pantelleria. L’insetto «altamente distruttivo capace di provocare gravi danni anche a molte altre colture alimentari», dal grano ai legumi, dai broccoli ai cavolfiori, con pesanti ricadute economiche per gli agricoltori.
È l’obiettivo di un progetto di ricerca finanziato dallo European Biological Control Laboratory e coordinato dalla BBCA (Biotechnology and Biological Control Agency) cui partecipano i ricercatori dell’Enea.

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Un vero e proprio problema per i produttori di Pantelleria, come ricorda Rosario Cappadona, componente del Cda della Cooperativa Agricola Produttori Capperi di Pantelleria, «noto già dal 1988, e per cui si chiese l’intervento dell’Università di Palermo».
Anche perché la produzione annua totale di capperi a Pantelleria si aggira tra i 3mila e i 4mila quintali. «La produzione certificata con marchio Igp – ricordano dall’Enea – è molto più limitata, tra i 1.200 e i 1.300 quintali, con annate in cui il prodotto certificato scende a 500 quintali». Non solo, il disciplinare di produzione prevede che la resa massima sia fissata a 30 quintali per ettaro e che la raccolta avvenga esclusivamente a mano in modo scalare dal primo maggio al primo ottobre.

Quanto alla perdita del prodotto, come sottolinea Sergio Musumeci, biologo specializzato nel settore dell’Entomologia agraria del lavoratorio Agricoltura 4.0 dell’Enea, «da produttività potenziali di 120 quintali per ettaro in coltura intensiva si può passare alla metà, circa 60-70 quintali». «Dipende comunque dalle annate, quelle con clima più favorevole alla Bagrada hilaris, ovvero quelle caratterizzate da inverni miti – aggiunge -, in questo caso le perdite possono essere ancor più pesanti e possono raggiungere anche il 100% in alcune zone di coltivazione. Ci sono state infatti di recente zone con perdite del 100% in aree molto infestate coltivate a biologico».

I ricercatori hanno testato l’effetto dei raggi gamma su fecondità, fertilità e longevità dell’insetto in due stadi del suo ciclo vitale: da giovane, quando non è ancora in grado di riprodursi, e da adulto di due settimane. «L’irraggiamento ha ridotto drasticamente la fecondità femminile, portando il numero di uova quasi a zero – sottolineano dall’Enea -. Allo stesso modo, la fertilità femminile è stata completamente soppressa quando le femmine non trattate si sono accoppiate con maschi irraggiati. In generale, l’irraggiamento ha comportato la quasi completa sterilità (oltre il 95%) su tutte le forme vitali dell’insetto».

Per validare i risultati ottenuti nelle precedenti sperimentazioni di laboratorio, è prevista una seconda fase che coinvolgerà il Parco Nazionale di Pantelleria: elemento chiave sarà la stima del rapporto tra i maschi sterili rilasciati e i maschi fertili presenti sull’isola. «Si tratta di interventi importanti – conclude Cappadona – molto importante sia dal punto di vista qualitativo sia per quanto riguarda l’economia locale».

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