Pesanti gli effetti sugli allevamenti, il bestiame e i pesci

Per le specie di bestiame più comuni, lo stress inizia a oltre 25 gradi, e un po’ più in basso per i polli e i maiali, specie che non riescono a raffreddarsi con la sudorazione. Al di sopra di tale soglia, gli animali iniziano a soffrire, inizialmente cercando ombra, bevendo più acqua, mangiando e muovendosi meno. Anche quando non è letale, il calore estremo riduce la produzione di prodotti lattiero-caseari e il contenuto di grassi e proteine, il che, tra l’altro, peggiora l’impronta di carbonio degli alimenti di origine animale.

Anche i pesci, per il caldo, possono soffrire di insufficienza cardiaca in quanto lottano per mantenere elevati tassi di respirazione in acque in cui eventi di calore estremo abbassano i livelli di ossigeno disciolto.

Per le principali colture si registra un calo delle rese

Per la maggior parte delle principali colture agricole, il calo della resa inizia a verificarsi al di sopra dei 30 gradi, e ancora meno per colture come patate e orzo. Ma il calore estremamente estremo colpisce anche gli esseri umani, specialmente i lavoratori agricoli, per i quali può essere fatale. Secondo il rapporto Fao-Omm il numero di giorni all’anno in cui fa troppo caldo per lavorare potrebbe salire a 250 in gran parte dell’Asia meridionale, dell’Africa tropicale subsahariana e di parti dell’America centrale e meridionale.

Coldiretti: ma in Italia dal caldo anche nuove opportunità

Il rapporto Fao analizza l’impatto sull’agricoltura degli eventi di caldo estremo in particolare in alcune aree del mondo che sono fortemente esposte a tali fenomeni. Ma il surriscaldamento globale non porta con sé solo vincoli ma anche qualche opportunità. Ne è convinto il responsabile ambiente di Coldiretti. Stefano Masini. «Se guardiamo all’Italia – spiega – il caldo estremo magari comporta problemi per la viticoltura in Sicilia ma contemporaneamente, e nella stessa regione, favorisce lo sviluppo di frutta tropicale a maggiore redditività. Un gruppo di produttori siciliani di mango e avocado, quest’anno, ha realizzato da zero un fatturato di 3 milioni di euro nella gdo locale. Mentre nel Nord del paese, tra Veneto e Trentino Alto Adige, si stanno diffondendo gli uliveti. In un’area che in passato è sempre stata considerata off limits per la coltura dell’olivo».

Di fronte al cambiamento climatico necessario attrezzarsi

Più in generale, secondo la Coldiretti, di fronte a prospettive come quelle tratteggiate nel rapporto Fao occorre innanzitutto attrezzarsi. «Per questo – prosegue Masini- è per noi fondamentale la nuova frontiera delle Tea, le tecniche di evoluzione assistita. Abbiamo bisogno di nuove cultivar resistenti alle nuove condizioni climatiche. Mentre Bruxelles si sta affacciando in ritardo sulla necessità di accompagnare la sofferenza di alcune filiere con nuove soluzioni tecnologiche».

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