«Il “dopo” non può essere un ritorno al prima». Vincenzo de Martino, presidente di Anie, mette così il punto sulla stagione che si apre mentre il Pnrr arriva al capolinea. È uno dei messaggi lanciati dall’Assemblea pubblica 2026 di Anie Confindustria, federazione che rappresenta l’industria dell’elettronica e dell’elettrotecnica riunita a Milano attorno alla domanda «Quale crescita dopo il Pnrr?».

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Ad aprire i lavori, in collegamento, è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito dalla relazione di de Martino e dalla presentazione, affidata a Benedetta Brioschi di Teha Group, dello studio sull’eredità del Pnrr. Al confronto hanno preso parte anche Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Luigi Einaudi e Marco Simoni, direttore dell’Istituto Affari Internazionali, il sottosegretario Alessandro Morelli, il governatore lombardo Attilio Fontana, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Il settore arriva al passaggio in condizioni migliori della media. Anie rappresenta oltre 1.100 imprese, 490mila addetti e 118 miliardi di fatturato. Nel 2025, mentre la produzione manifatturiera scendeva dell’1,4%, Elettrotecnica ed Elettronica restavano quasi 12 punti sopra i livelli pre-pandemia, contro una manifattura ancora sei punti sotto. Nel primo semestre 2026 il fatturato dei settori Anie è salito del 9% nominale, contro il +3% della manifattura.

I numeri spiegano ora la centralità della partita. I quattro mercati abilitati dalle tecnologie Anie – energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti – valgono 930 miliardi di fatturato e 297 miliardi di valore aggiunto diretto. Sono anche i settori su cui il Pnrr ha puntato di più: il 22% dei progetti, ma il 63% dei finanziamenti. Durante il Piano il loro valore aggiunto è cresciuto in media del 10% l’anno, contro il 2,9% del resto dell’economia.

L’effetto è arrivato alle imprese. La survey Anie-Teha su circa 200 aziende, rappresentative del 35% del fatturato del comparto, rileva che otto su dieci hanno partecipato a progetti o gare Pnrr. Per il 54% queste attività hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025, per il 32% più del 20 per cento. Di qui l’allarme sul dopo: il 79% degli associati è preoccupato per l’impatto della fine del Piano in assenza di altre politiche.

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