Quando è stato chiaro che le distanze restavano incolmabili, il tavolo sulla crisi Natuzzi al Ministero del Lavoro è stato rinviato al 19 maggio. Sette giorni in più per cercare un compromesso su una cassa integrazione più bassa dell’80% e incentivi all’esodo più vantaggiosi. Una corsa contro il tempo per evitare strappi in un momento in cui è in discussione la stessa sostenibilità dell’azienda.
I numeri
Così per lo storico marchio di divani, per i suoi 1.700 dipendenti e per le altre 600 imprese del distretto del mobile imbottito inizia un nuovo conto alla rovescia in questa lunghissima crisi, diventata una spada di Damocle per l’economia dell’Alta Murgia. Un territorio fragile tra Bari e Matera, che a gran voce sollecita «l’ingresso dello Stato nel capitale dopo oltre 20 anni di finanziamenti pubblici», scandiscono Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil e Ugl durante l’audizione in Commissione Attività produttive della Camera. L’azienda, come anticipato ieri da IlSole24ore, ha presentato istanza per il fondo di Salvaguardia e Invitalia ha avviato la due diligence. Ma i tempi sono imprevedibili: il presente è la trattativa in atto.
Il tavolo ministeriale
È stata una mattinata di discussioni sempre più tese quella di ieri in via Flavia: i vertici Natuzzi, a cominciare da Marco Natuzzi, figlio del patron, hanno confermato la «necessità di aumentare fino all’80%» la cassa integrazione straordinaria, a fronte di un calo degli ordini e delle ripercussioni del contesto internazionale su un’azienda quotata al Nyse. Ma da subito è stato muro contro muro con i sindacati, che mettono in correlazione il quasi raddoppio della cigs dall’attuale 45% fino all’80% all’«aumento della lavorazione in Romania», attacca Tatiana Fazi, Fillea Cigl, davanti ai parlamentari. Domande specifiche su questo punto nevralgico saranno poste dalla Commissione parlamentare direttamente ai proprietari della Natuzzi, a cui è stata inoltrata richiesta di audizione, mentre Patty L’Abbate (M5S) sollecita una convocazione del titolare del Mimit, Adolfo Urso. Il Ministero delle attività produttive, alla riunione di ieri, ha ribadito l’importanza di trovare un accordo per mettere in sicurezza l’azienda.
La misura della Regione Puglia
L’attenzione dunque ora si sposta sul bilaterale previsto tra azienda e sindacati il 18 maggio a Roma, alla vigilia della nuova riunione al Ministero del Lavoro. Un possibile aiuto all’intesa potrebbe arrivare dalla misura della Regione Puglia, già utilizzata per l’ex Ilva, di incentivi a sostegno dei lavoratori a rischio di espulsione dal mercato del lavoro. «È un intervento che punta a ridurre l’impatto sociale della cigs- spiega l’assessore regionale allo sviluppo economico Eugenio Di Sciascio – e dare strumenti per affrontare le trasformazioni industriali». In caso di accordo su una cassa integrazione la Regione potrebbe intervenire con un contributo economico giornaliero da tradurre in formazione.
Incentivi all’esodo
Al tavolo nessuno si sbilancia su nuove soglie di cassa integrazione, si parla del 55%. Ma le trattative passano anche per il nodo degli incentivi all’esodo. Sollecitata dal Ministero, l’azienda non avrebbe escluso una riflessione sull’ultima offerta per le uscite volontarie di circa 50mila euro in cinque anni, licenziandosi. Condizioni respinte come «inaccettabili» dai sindacati, a nome innanzitutto dei quasi 400 dipendenti prossimi alla pensione che perderebbero la Naspi. Ad un’eventuale intesa tra azienda e sindacati è però subordinata anche la convocazione, il 27 maggio, del tavolo permanente istituito dal ministro Urso per la crisi Natuzzi.
