Da nicchia creativa e produttiva a sistema industriale organizzato su larga scala: è questo, o dovrà presto essere, il futuro dell’upcycling e della circolarità emerso dalla prima edizione degli “Stati Generali della Riparazione e dell’Upcycling”, evento promosso a Milano dalla società benefit Prism di Giovanni Lucchesi, azienda che ha messo il recupero e la valorizzazione della marginalità al centro del proprio business: nata a Milano nel 2023 e specializzata nella produzione sartoriale conto terzi, coinvolge infatti persone provenienti da contesti di fragilità, soprattutto persone migranti, in cerca di un’opportunità per ricominciare la propria vita. La manifestazione ha coinvolto anche Confindustria Moda, Comune di Milano, Regionale Lombardia, Camera Nazionale della Moda, CNA Federmoda, università, imprese e operatori della filiera.

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«Il passaggio che dobbiamo fare – spiega Lucchesi – è dalla buona pratica alla filiera. Oggi sappiamo riparare un capo e trasformare un materiale, la vera sfida è farlo su centinaia di migliaia di pezzi, con qualità, tempi, costi, tracciabilità e dati misurabili. Gli Stati Generali hanno messo insieme gli attori che servono per compiere questo salto».

Fra i punti di intervento evidenziati, la necessità che la durabilità dei capi di abbigliamento sia pensata, ingegnerizzata e progettata fin dall’origine: la circolarità non può essere un rimedio tardivo, occorre modificare i flussi di design e la scelta dei materiali alla radice. Inoltre, la priorità di dar forma a nuovi modelli di business dedicati alla riparazione: la scelta di come organizzare la riparazione (gestirla direttamente, affidarla a terzi oppure centralizzarla o utilizzare reti territoriali) resta una decisione strategica del brand, che deve tener conto dei volumi, dello stock, della frequenza e dell’esperienza che vuole dare al cliente. E’ peraltro necessario un cambio culturale in senso ampio, orientato al valore del tempo, al riciclo, alla riparazione e alla cura del prodotto.

In questo senso, raccolta, riuso, riciclo, riparazione e upcycling non possono restare mondi separati: occorre costruire reti e i consorzi possono svolgere una funzione centrale nel nuovo sistema, collegando imprese, consumatori e istituzioni. Un nuovo paradigma deve essere alimentato anche da nuove professionalità che esso stesso contribuirà a formare, coinvolgendo università, scuole di moda e imprese, che insieme dovranno costruire percorsi formativi più trasversali, integrati con conoscenze relative a materiali, riparazione, disassemblaggio, etica del consumo, fine vita del prodotto.

Nel corso della giornata è poi stata ribadita la conciliazione e non la contrapposizione fra artigianalità e innovazione, poiché il ricco patrimonio manifatturiero italiano può diventare il motore per sviluppare nuovi modelli industriali circolari e competitivi su scala globale.

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