«Il mondo è cambiato – spiega Luigi Federico Signorini – e temo che i dazi ormai rappresentino la nuova normalità». «Un processo in atto da tempo a partire dal “primo” Trump – aggiunge Alessandro Fontana – che mette in discussione la possibilità per le aziende di produrre ovunque nel mondo».
Valutazioni, quelle dell’economista ed ex-direttore generale di Banca d’Italia e del direttore del centro studi di Confindustria, che danno il senso della pervasività dei cambiamenti in atto in termini di scambi commerciali, tema a cui è dedicato uno dei primi eventi del Festival dell’Economia di Trento: “I dazi di Trump, tanto rumore per nulla”.
Se è vero in effetti che in termini di export l’effetto diretto sui volumi di made in Italy verso gli Stati Uniti è stato in apparenza limitato, scomponendo il dato in termini settoriali il discorso cambia.
«Il 28% degli scambi con gli Usa – chiarisce Fontana – è legato ai farmaci, che sono cresciuti molto. Al netto di questi, tuttavia, e di qualche vendita per definizione una-tantum di navi, in altri settori importanti la riduzione delle vendite c’è stata. Ad esempio nei metalli, oppure nell’alimentare, con una frenata media nell’ordine del 5%. Certo, nulla di quanto si poteva temere, ma comunque una riduzione, e questo nonostante un primo trimestre 2025 in corsa per effetto del sovrastoccaggio preventivo effettuato dalle aziende».
«In effetti – aggiunge Signorini – se prendiamo come riferimento il Liberation Day, cioè l’annuncio originario da parte di Trump dei dazi verso i il mondo, oggi vediamo che il livello raggiunto è di molto inferiore. A questo dobbiamo aggiungere la saggia decisione dell’Europa di non andare allo scontro commerciale evitando ritorsioni. Effetti depressivi sulla crescita certamente vi sono ma in realtà le previsioni era già depresse anche prima del 2 aprile 2025».







