C’è sempre più no e low alcohol (NoLo) nel business di Mionetto, coerentemente con l’obiettivo di avere un’offerta ampia, trasversale e al passo coi tempi per coprire ogni occasione di consumo di bollicine e aperitivi, Spritz in testa. La storica cantina veneta, oggi parte del gruppo Henkell Freixenet (leader mondiale nelle bollicine con 1,25 miliardi di euro di ricavi 2025 in vini e spirits), non si accontenta di avere il Prosecco più venduto al mondo e nel maggior numero di Paesi (oltre 90). E neppure di realizzare all’estero l’82% dei 180 milioni di euro di ricavi, né di essere diventato leader in Germania nel 2025. Mionetto è anche il brand che sta performando meglio in Italia nel Prosecco (+12% a volume in 12 mesi, oltre il doppio rispetto al +4,8% del mercato, che vale oltre 322 milioni di euro), nonostante un prezzo superiore del 45% rispetto alla media della categoria.

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Ora vuole portare lo stesso approccio di valore anche nel mondo del NoLo, che oggi pesa per quasi il 2% sul business aziendale off trade. «Riteniamo i NoLo un’opportunità di evoluzione dell’offerta e di espansione delle occasioni di consumo – afferma Fabio Boldini, chief commercial officer Italia di Mionetto Spa – E li abbiamo interpretati con due bollicine e un aperitivo che offrono nuove esperienze ma sempre con lo stile, la freschezza e l’equilibrio che caratterizzano il nostro brand». I riscontri sono positivi: tra maggio 2025 e maggio 2026, l’offerta sparkling analcolica di Mionetto è avanzata del 112% sia a valore che a volume (ossia 12 punti percentuali più del mercato) e porta l’azienda al 19% di quota a volume e 23% a valore sul totale mercato. In Italia il NoLo è ancora agli albori (circa 400mila bottiglie vendute in Gdo nel 2025, secondo Nomisma) ma in forte evoluzione. Entro il 2029 l’istituto di ricerca Iwsr prevede una crescita dei volumi del 13% contro il +8% globale). Solo nell’ultimo anno è salita del 4,7% la percentuale di 18-24enni che non bevono alcol fuoricasa: oggi sono l’11,2% contro il 3,2% dei 35-44enni. Ancora più significativa è la quota dei “flexitariani”, che scelgono se berlo a seconda della situazione, del contesto e del desiderio del momento.

«Il NoLo viene sempre meno percepito come un’alternativa o una scelta “problem solving” e sempre più come un’espressione identitaria, tanto che viene scelto consapevolmente dal 16% della Gen Z e dall’8% dei Millennials» aggiunge Boldini, citando i risultati di una ricerca commissionata dall’azienda a Ipsos Doxa. In generale i driver che spingono al consumo di NoLo sono legati soprattutto al benessere fisico e mentale, sia in termini di salute che di cura di sé (ad esempio per evitare i postumi del consumo di alcolici). Ma è la popolazione più matura a vedere nei NoLo soprattutto la risposta a un problema. Invece i giovani hanno un approccio più aperto e con meno preconcetti, e quindi sono più predisposti a provarli e a apprezzarli. La Gen Z li sceglie anche per godersi una serata senza eccessi e per il gusto, mentre la principale barriera all’assaggio è la mancanza di senso dei prodotti percepiti come imitazioni dei corrispondenti alcolici.

Dunque, non sono né il “me too” né il “free from” a tracciare il futuro dei NoLo. «Siamo di fronte a un nuovo modo di bere, inclusivo, flessibile e all’insegna dell’esplorazione di nuove esperienze, per cui resta centrale il valore sociale del rito ma con nuovi valori di prodotto e di categoria», commenta Boldini. Per interpretare al meglio queste nuove esigenze l’approccio di Mionetto al NoLo punta sulla qualità, che parte dal vigneto, continua in cantina e prosegue negli impianti di dealcolazione, situati in Germania, paese all’avanguardia nella tecnologia del no alcol. In Italia, invece, il genius loci è quello del Prosecco Doc e Docg, tanto che il gruppo Henkell Freixenet sta lavorando al progetto di un nuovo stabilimento a Bigolino di Valdobbiadene, che permetterà di ampliare la capacità produttiva.

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