Dell’ampliamento del porto di Napoli, con la realizzazione della Darsena di Levante, si discute ormai da molti decenni: se ne discuteva già da tempo quando, nel dicembre 2000, si arrivò alla firma di un accordo di programma – tra ministero dei Trasporti e dei Lavori pubblici, Autorità portuale, Capitaneria di porto, Regione Campania, Comune di Napoli e Università Federico II – che fissava la destinazione dell’area della Darsena di Levante a terminal contenitori. Ma ancora una volta rimase tutto fermo, lasciando trascorrere molti altri anni.
Si pensi che, sulla base dello stesso accordo di programma, l’Università Federico II avviò di lì a poco la costruzione del Polo didattico di San Giovanni a Teduccio che quest’anno festeggia il decimo anno di attività.
Oggi, 26 anni dopo, con un investimento pubblico che supera i 277 milioni, in parte stanziati con il Pnrr, la Darsena di Levante c’è: il terminal ha una superficie di 248mila metri quadrati ed è protetto da una diga foranea che, per garantire la stabilità degli ormeggi, è stata prolungata di 270 metri e rafforzata. I lavori sono conclusi e collaudati, è in corso solo una parte residuale delle opere di rafforzamento della diga finanziate con fondi Fesr. Ma, la nuova Darsena – se non sarà connessa al raccordo autostradale con un’adeguata viabilità e se non saranno completati i collegamenti ferroviari (finanziati pure dal Pnrr) – rimarrà un’isola, o se si preferisce una cattedrale nel deserto. In ogni caso, non utilizzabile per efficientare il porto e accogliere i traffici crescenti.
Qual è l’ostacolo? Per realizzare i collegamenti su strada, è necessario che vengano ricollocate in altra posizione tutte le condutture a servizio dei depositi petroliferi di Napoli Est e il terminal gasiero che, per la variante al Prg del Comune del 2004, dovrebbero già essere altrove. Ma sono ancora lì.
La Darsena di Levante, se attivata, produrrà un flusso di almeno 7mila camion al giorno che ha bisogno di almeno cinque corsie in ingresso e tre in uscita con una viabilità di circa 61,2 metri di larghezza che include anche le corsie di emergenza. Inoltre, si ritiene che i relativi flussi non siano compatibili con la presenza di navi gasiere che ormeggiano proprio a margine di questa stessa strada.