Gli oltre 4mila progetti, eolici e in grandissima parte fotovoltaici, bloccati in Italia nell’iter autorizzativo corrispondono a circa 150 GW, come risulta a Confindustria. È un numero di gran lunga superiore rispetto ai 46 GW necessari attualmente per raggiungere gli obiettivi del Pniec (Piano nazionale integrato per energia e clima) di 131 GW installati al 2030. Al 31 marzo Terna ha infatti registrato 85 GW di potenza operativa rinnovabile sul territorio nazionale: la maggior parte solare (45) ed eolico (14). La stima del Pniec è di arrivare a coprire il fabbisogno di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 63,4% (Terna certifica che nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda), con un aumento della sicurezza energetica per il Paese , una riduzione della dipendenza dall’estero e un effetto di alleggerimento anche sulla bolletta di imprese e famiglie.

La progressione della nuova capacità nazionale installata è stata negli ultimi anni crescente fino al 2025 quando si è arrivati a 7,2 GW dai 7,5 del 2024. A livello medio nazionale fra il gennaio 2021 e il marzo 2026 abbiamo installato 26,5 GW di potenza, superiore al minimo previsto dei 25,4 GW del dm Aree idonee, che stabilisce anche una ripartizione regionale della capacità da realizzare (burden sharing). Tuttavia diverse regioni sono in ritardo sulla tabella di marcia, compensate da altre più avanzate. Nello specifico, le regioni non in linea con i loro obiettivi (sempre secondo i dati Terna aggiornati al 31 marzo) sono Sardegna (-461 MW), Calabria (-383 MW), Toscana (-225 MW), Puglia (-211 MW), Basilicata (-181 MW), Umbria (-160 MW), Sicilia (-150 MW), Molise (-150 MW), Marche (-102 MW), Abruzzo (-93 MW), Liguria (-76 MW), e Valle d’Aosta (-19 MW). Le regioni più virtuose sono invece Lazio (+1.315 MW), Lombardia (+738 MW), Piemonte (+419 MW), Veneto (+394 MW), Friuli-Venezia Giulia (+321 MW), Trentino-Alto Adige (+98 MW), Campania (+68 MW) ed Emilia-Romagna (+29 MW).

Un’altra classifica da osservare è quella delle regioni che concentrano più richieste di autorizzazioni e che vede ai primi posti Puglia, Sicilia e Sardegna. Secondo l’Osservatorio REgions2030, a cura di Elemens e Public Affairs Advisors, che monitora proprio lo sviluppo delle rinnovabili nelle varie regioni italiane, la Puglia presenta questa situazione: ha 43 GW in corso di autorizzazione, di cui 28 GW fermi a Roma in attesa di Valutazione di impatto ambientale (Via), mentre 15 GW sono fermi in Regione. Nel 2025 ha autorizzato 3 GW e negli ultimi cinque anni 7 GW. La Sicilia invece ha 30 GW in corso di autorizzazione, di cui 14 GW fermi a Roma in attesa di Via, mentre 16 GW sono fermi in Regione. Nel 2025 ha autorizzato 1,5 GW e negli ultimi cinque anni 10 GW. Infine la Sardegna: qui ci sono progetti per 21 GW in corso di autorizzazione, di cui 18 GW fermi a Roma in attesa di Via e 3 GW sono fermi in Regione. Nel 2025 ha autorizzato meno di 0,1 GW e negli ultimi 5 anni 1,5 GW.

Tutto questo in un contesto in cui dal 2020 alla fine del 2025 sono state presentate nel nostro Paese richieste di autorizzazioni per oltre 200 GW di progetti solari ed eolici, offshore escluso (si veda anche il Sole 24 Ore del 26 febbraio). Mentre Terna ha richieste di connessione alla rete di alta tensione per circa 322 GW.

«Per iniziare la costruzione di un impianto l’iter autorizzativo può durare anche 5-8 anni. In India, dove siamo presenti, dai 6 ai 12 mesi. Certo bisogna fare le dovute distinzioni, ci sono complessità diverse, ma il paragone è disarmante. Il rischio è che società che hanno piani di investimenti in Italia decidano di riallocare le risorse in altri Paesi», racconta Alessandro Ceschiat, general manager for Italy di Enfinity Global, gruppo internazionale con sede a Miami che in Italia ha progetti per 9,3 GW (2,6 GW fotovoltaici di cui 1,2 GW autorizzati, 469 MW in costruzione e 345 già operativi, e 6,7 GW di batterie di cui più di 600 MW già autorizzati), 1,1 GW contrattualizzati con utility, imprese e clienti industriali e 1,5 miliardi già investiti nel Paese. «Ci piacerebbe fare il doppio, se arrivassero le autorizzazioni. I ritardi – continua Ceschiat – rendono difficile la realizzazione degli impianti perché un progetto iniziato 5-8 anni fa ha numeri economici magari non più sostenibili». «Chiediamo che vengano rispettati i tempi stabiliti dalla legge – sottolinea – con più personale nelle pubbliche amministrazioni e con un tavolo del governo con i principali operatori per trovare insieme soluzioni efficaci».

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