L’Italia con la vendemmia 2026 produrrà 41,1 milioni di ettolitri, il 7,22% in meno rispetto allo scorso anno. La siccità da un lato, ma anche, dall’altro, gli appelli da parte dei consorzi di tutela a ridurre le rese produttive per contenere l’offerta, considerato l’elevato livello (42,6 milioni di ettolitri) di giacenze di vino invenduto, hanno portato a una consistente riduzione della produzione italiana.

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I dati sulla vendemmia europea della Commissione Ue

È quanto emerge dai dati resi noti dalla Commissione Ue sulla vendemmia in Europa . Va ricordato che quest’anno, per la prima volta, si è deciso di non diffondere stime sulla vendemmia che solitamente venivano comunicate a inizio settembre. Col cambiamento climatico in atto è infatti aumentato molto il rischio di scostamenti rilevanti con i dati definitivi.

Calano Italia e Francia, cresce (+13,4%) la Spagna

La flessione attesa in Italia è inoltre coerente con quanto previsto anche in altri Paesi produttori come la Francia (-2,1% anche per effetto del massiccio piano di estirpazione di vigneti portato avanti in questi anni), mentre un forte rimbalzo (+13,4%) è previsto in Spagna. A livello Ue la vendemmia 2026 dovrebbe toccare quota 137,4 milioni di ettolitri in calo dell’1,2% rispetto allo scorso anno. Nonostante il calo l’Italia resta saldamente primo produttore europeo con 41,1 milioni di ettolitri, seguita dalla Spagna (37,6), dalla Francia (33,9). Più distanziate la Germania (8 milioni), il Portogallo (6,6), la Romania (4,4), la Slovenia (1,8) e l’Austria (1,7 milioni).

Frescobaldi: i produttori hanno saputo interpretare le condizioni meteo

«Se confermati – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – questi numeri dimostrano come il settore vitivinicolo italiano stia ricercando un equilibrio virtuoso tra quantità e qualità. Pur in presenza di volumi inferiori rispetto alle grandi vendemmie del passato, il livello qualitativo generale appare molto buono. È il risultato delle scelte dei viticoltori, che hanno saputo interpretare le condizioni climatiche con competenza e responsabilità, privilegiando la qualità delle uve e la sostenibilità economica delle produzioni. Una leadership che non si misura soltanto in ettolitri prodotti, ma soprattutto nel valore che il vino italiano continua a esprimere sui mercati internazionali».

Qualcosa (in positivo) si muove sul fronte export

«Sarà il mercato – ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – a dirci se questa vendemmia (la seconda più bassa dal 1950) sarà abbastanza contenuta. Di certo un “dimagrimento” era auspicabile e ora speriamo che le dichiarazioni delle uve siano in linea con il dato di oggi. Sul fronte esportazioni qualcosa si muove, almeno nei Paesi extra-Ue dove stimiamo una buona crescita a partire dagli Stati Uniti, che anche a settembre stanno confermando il rimbalzo registrato nel bimestre luglio agosto».

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