Un totale di oltre 30 milioni di euro l’anno per due sole rotte. È il costo potenziale dell’ETS stimato sulle linee Genova-Palermo e Napoli-Palermo nello scenario in cui l’onere resta interamente a carico delle compagnie. Un dato che non rappresenta il conto complessivo del sistema marittimo della Sicilia occidentale, ancora non calcolato, ma che dà già la misura dell’impatto che il prezzo della CO₂ può avere sui collegamenti tra l’Isola e la terraferma.
Il dettaglio è questo: quasi 20 milioni di euro l’anno sulla Genova-Palermo e oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo. A questi si aggiungerebbe, come caso teorico, più di un milione sulla Porto Empedocle-Lampedusa qualora non fosse rinnovata la deroga in vigore per le isole minori. Quest’ultima tratta, precisa lo studio, oggi non è soggetta al regime ETS.
L’ETS, Emissions Trading System, è il sistema europeo che assegna un prezzo alle emissioni di CO₂: per coprire quelle prodotte dalle loro navi, le compagnie devono acquistare quote. Dal 2024 il meccanismo interessa anche il trasporto marittimo e trasforma così una parte del costo ambientale in un costo diretto per gli armatori.
I dati arrivano dallo studio commissionato dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale a TiM10, con la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di Economia e gestione delle imprese dell’Università di Genova. Il lavoro non fornisce una stima aggregata per merci, crociere e collegamenti dell’intera rete, ma analizza due rotte effettive, Genova-Palermo e Napoli-Palermo, e un caso teorico relativo alla Porto Empedocle-Lampedusa.
Lo studio costruisce sedici scenari, incrociando quattro livelli di riempimento delle navi e quattro quote di costo trasferite agli utenti. Se l’armatore assorbe una parte dell’extra-costo, cala la disponibilità di risorse; se lo trasferisce sul biglietto, aumenta la pressione sulla domanda. Il problema è più evidente quando le navi sono meno piene e in bassa stagione, con tariffe più basse. Tra i soggetti più esposti ci sono le famiglie con auto e chi viaggia per lavoro, studio, sanità o rientro.











